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Quali domande fare durante colloquio di lavoro
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Quali domande fare durante colloquio di lavoro

Affrontare un colloquio di lavoro richiede preparazione e prontezza di spirito e in ogni caso l’esito non è mai certo perché molto dipende dal selezionatore che si ha di fronte e dal tipo di lavoro per cui ci si candida. Non esiste uno standard o un modello di colloquio sul quale basarsi per impostare con successo un dialogo con il selezionatore, ogni esperienza è diversa dall’altra, tuttavia esistono delle tipologie di colloquio di lavoro, di candidati, di selezionatori e di domande da fare durante un colloquio di lavoro.

Il colloquio, in quanto tale, è un dialogo tra selezionatore e candidato e non un monologo di una parte o dell’altra, pertanto deve essere equilibrato e prevede che vi siano delle domande da parte del selezionatore, ma anche delle domande che il candidato può o deve rivolgere al selezionatore.

Dal punto di vista di chi seleziona il personale su un campione di 1000 selezionatori, si evince che le domande più frequenti rivolte al candidato sono:

  1. Mi parli brevemente di sé: che non è una domanda, ma è una richiesta ampia e molto aperta che rischia di portare il candidato a sproloquiare.

    La regola generale è: quanto più è generica la domanda, tanto più sintetica e concisa deve essere la risposta; pertanto è bene evitare di parlare della vita personale e di cose non attinenti al lavoro per cui ci si candida.

  2. Perché desidera lavorare per la nostra società?: è un classico al quale bisogna saper rispondere con astuzia facendo riferimento alle attività dell’impresa e anche all’aspirazione di migliorare la propria posizione finanziaria.
  3. Perché desidera lasciare la società dalla quale proviene?: per chi proviene da altri lavori e non è al primo colloquio, anche questa domanda è alquanto inevitabile per testare l’affidabilità del candidato. In questo caso, vale la sincerità senza mostrare rancore per il precedente datore di lavoro e puntare sulle opportunità offerte dal lavoro per cui ci si candida.
  4. Qual è il suo principale punto debole?: è una domanda per testare la capacità di giudizio e autocritica del candidato. Anche in questo caso paga la sincerità senza esagerare per eccesso o per difetto.
  5. Dove vede se stesso tra 5 anni?: la domanda mira a valutare il grado di ambizione del candidato.

    La risposta deve puntare a mostrare il lato realista di sé stessi senza mostrare ambizioni fuori dalla portata della mansione per cui ci si candida e senza andare oltre il confine temporale richiesto.

Ovviamente nel dialogo tra selezionatore e candidato è quasi di prassi da parte del selezionatore dopo aver brevemente illustrato il lavoro o la mansione chiedere al candidato “Ha delle domande da pormi?”. Solitamente, il candidato resta spiazzato da questa domanda, che è a sua volta un modo per dimostrare interesse per l’attività che si andrà a svolgere e cercare di conoscere il nuovo ambiente di lavoro. Per cui tra le domande da fare durante il colloquio, il candidato può chiedere:

  • Come sono le persone del gruppo di lavoro e quali sono i loro punti di forza?: è una domanda delicata ma che punta a dimostrare interesse per l’ambiente di lavoro e capire dalla risposta del selezionatore (se dipendente egli stesso e non selezionatore esterno) che tipo di rapporti di lavoro e quali equilibri si creano nell’interazione quotidiana sul luogo di lavoro, nonché quanta attenzione c’è verso il personale da parte della società;
  • Questi colloqui per nuove assunzioni sono dovute a modifiche del personale o dell’organizzazione aziendale: è una domanda astuta che in base alla risposta può fornire informazioni utili sul modo di gestire l’azienda e il personale, se c’erano dei problemi e su quali aree aziendali la società punta.
  • Quali sono i punti di forza della vostra società?: dimostra interesse e la voglia di mantenere gli standard societari.
  • Quali sono i risultati che vi aspettate da me nel breve periodo?: è una domanda che rivela la vostra capacità di adattamento e l’intenzione di rispettare gli impegni e le scadenze perché nessun datore di lavoro vorrebbe una persona che impiega più di 6 mesi per capire “come funziona”.
  • Perché lavora per questa impresa e per quali motivi è rimasto?: domanda da rivolgere solo se il selezionatore è anche il vostro futuro datore di lavoro e capo o responsabile diretto (inutile se la selezione è svolta da un’agenzia esterna) e mira a capire che tipo di capo sarà e quanta cura e passione mette nel suo lavoro o quanto sia esigente.

Indipendentemente dalla domande che si ricevono o che si fanno, non vi è mai certezza dell’esito di un colloquio, ed è tuttavia un’esperienza che contribuisce alla propria crescita personale.

L’importante è dimostrarsi sempre equilibrati pur rimanendo se stessi.

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