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Quanto costa e quando verrà realizzato il nucleare italiano?
Economia

Quanto costa e quando verrà realizzato il nucleare italiano?


Tra le molte domande che circondano la realizzazione del nucleare in Italia analizziamo ora i costi necessari a sviluppare questa tecnologia sul nostro territorio. Consideriamo inoltre i tempi che serviranno alla realizzazione delle nuove centrali. Riassumendo, dovranno essere stanziate decine di miliardi di fondi pubblici per sviluppare un interesse privato in grado di generare investimenti colossali. E dice molto il fatto che gli stessi promotori sperano di produrre energia dall’atomo tra più di un decennio. Ancora una volta vale la pena approfondire.

QUANTO? Il costo di una centrale “di terza generazione” si aggira sui 4/5 miliardi di euro (1600 MW). L’investimento necessario quindi a soddisfare una percentuale a due cifre del fabbisogno nazionale di energia dovrebbe aggirarsi sulle centinaia di miliardi di euro; considerando l’indebitamento pubblico del paese questi fondi dovrebbero provenire per la maggior parte da quei privati che stanno comunque affrontando una crisi mondiale. Negli ultimi 8 anni il prezzo dell’uranio è decuplicato; secondo gli esperti continuerà a crescere proporzionalmente all’aumento di centrali a livello globale e alla diminuizione delle riserve mondiali.

Per l’estrazione dell’uranio si prospettano importanti innovazioni che potrebbero ridurre i costi e aumentare le disponibilità. Altro problema i costi per lo smaltimento delle scorie, che sono in continuo aumento, e per i quali l’Italia sta ancora pagando lo smaltimento pre-referendum. Rispetto alle altre tecnologie il costo dell’energia nucleare varia enormamente a seconda del luogo e della centrale. I detrattori del nucleare più maligni ricordano che questo è il paese delle mafie, dove ci vuole mezzo PIL per non finire una Salerno-Reggio Calabria.

QUANDO? Per costruire una centrale “di terza generazione” ci vogliono minimo 4 anni e mezzo. In Italia le “disposizioni per lo sviluppo e l’internazionalizzazione delle imprese, nonché in materia di energia” prevedono la messa in rete della prima centrale dopo il 2020. Il problema è che il nostro è un paese in cui le grandi opere sono sottoposte a continui stop ‘n go. Bisogna considerare poi la volontà politica reale da apporre alla base della realizzazione del progetto: un cambio di governo potrebbe compromettere ogni investimento fatto.

E non si può ignorare che i governi italiani durano relativamente poco e godono di quell’alternanza che vede anche gli elettori che si oppongono all’atomo come vincitori. Sarebbe infine necessario investire in infrastrutture, accellerare le normative, considerare le reti; fare insomma delle scelte, evitando magari di svendere. I detrattori del nucleare più maligni ricordano che questo è il paese delle mafie, dove ci vuole mezzo secolo per non finire una Salerno-Reggio Calabria.

Daniele De Chiara

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