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Quirinale, vertice del centrodestra su Zoom: Silvio Berlusconi ha rinunciato

Silvio Berlusconi aveva tempo fino a domani per confermare o meno la sua candidatura al Quirinale, ma ha battuto tutti sul tempo

Silvio Berlusconi

È in corso la riunione del centrodestra sulla piattaforma Zoom. I tre leader di partito Silvio Berlusconi, Matteo Salvini e Giorgia Meloni, si sono incontrati virtualmente sulla piattaforma online per decidere le sorti del Cavaliere. Silvio Berlusconi ha però anticipato tutti e, dopo una riunione con i membri del suo partito, ha deciso di rinunciare alla candidatura come presidente della Repubblica

Quirinale, Silvio Berlusconi ha rinunciato al Colle

La prima dichiarazione di Silvio Berlusconi, durante il vertice che si è tenuto online con i membri di Forza Italia, era stata: “Non ho ancora deciso“. Il leader di Forza Italia sapeva bene di avere le ore contate e di dover dare una risposta decisiva entro domani. Nonostante tutto, Berlusconi, non ha sentito la pressione e ha voluto ponderare bene le sue scelte. Certo, una decisione del genere può cambiare inevitabilmente le sorti politiche della nostra Nazione, ed è per questo che il Cavaliere prima di dire ufficialmente “si”, vuole il parere di ogni singolo ministro, sottosegretario e dirigente del suo partito.

Al termine della riunione con i ministri, come riporta Il Fatto Quotidiano Mariastella Gelmini e Mara Carfagna sono preoccupate per i numeri, ma per loro e per gli altri membri di Forza Italia Berlusconi non dovrebbe ritirarsi. Nonostante la fiducia del suo partito, Berlusconi ha deciso di ritirarsi dalla corsa per la presidenza della Repubblica.

Silvio Berlusconi al Quirinale, le dichiarazioni di Tajani

Il coordinatore nazionale di Forza Italia Antonio Tajani è sicuramente uno degli uomini più fedeli di Silvio Berlusconi e lo ha sempre difeso, anche dopo le dichiarazione che ha recentemente fatto il deputato Vittorio Sgarbi su un suo possibile ritiro dalla corsa per il Quirinale.

L’Ansa ha riportato le parole pronunciate da Tajani durante il vertice del centrodestra. Il coordinatore nazionale di Forza Italia avrebbe detto: “La linea di Forza Italia è che Mario Draghi non vada al Quirinale, rimanga a Palazzo Chigi, dove è inamovibile, e che nel governo non ci debbano essere nè rimpasti, nè nuovi ingressi“. Tajani è stato molto duro anche nei confronti del centrosinistra, che dopo il “no” categorico a Berlusconi, non vorrebbero appoggiare alcun candidato associato ai rivali del centrodestra.

Per Tajani è assolutamente inconcepibile che la sinistra ghettizzi in questo modo il centrodestra. Dopo la rinuncia di Berlusconi, bisognerà capire adesso quale sarà il nome che legherà il centrodestra alla corsa al Quirinale.

Quirinale, non solo Silvio Berlusconi: le posizioni di M5S e PD

A differenza del centrodestra, gli altri partiti nazionali sembrano più flessibili. Il Movimento 5 Stelle, sebbene abbia molte questioni interne irrisolte, sembra più indirizzato ad un accordo con il centrosinistra. Lo dimostra l’incontro tenutosi il 19 gennaio 2022 tra Conte, Speranza e Letta. Nonostante tutto, però, Conte ha avuto anche un contatto con la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni. Anche ai pentastellati, come al centrodestra, non piace troppo l’idea di Draghi al Quirinale. Come riporta l’Ansa, i 5 stelle starebbero attualmente pensando all’ipotesi di un candidato di bandiera. Domani, 23 gennaio 2022, il M5S terrà un’assemblea congiunta alle 21:00 per capire meglio cosa fare.

Se c’è invece un partito che sembra essere neutrale, questo è il PD. Sembra che il partito di Letta sia stufo dei totonomi che circolano da mesi e vuole dire basta ai candidati di parte. Il un tweet sulla pagina ufficiale del partito, è scritto: “Il PD sta lavorando per garantire stabilità all’Italia con un patto di legislatura e l’elezione di un presidente della Repubblica autorevole e super partes. Eletto da una maggioranza, la più ampia possibile, in nome dell’unità della Nazione e dell’interesse generale“. In parole povere significa che al centrosinistra non importa il nome o la bandiera, ma solo una persona seria che possa ricoprire la carica di presidente della Repubblica.

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