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Ralph Lyonel Brydges: la storia del vero mostro di Roma

Ecco la storia del mostro di Roma, seviziatore di bambine, di come fu ingiustamente arrestato un innocente e del lavoro indefesso di un bravo poliziotto

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Questa storia ha tre personaggi principali: il buono, l’innocente e il cattivo. Il buono, nella miglior tradizione dei colpi di scena, entra per ultimo. Ma, nonostante le metafore, si tratta di una storia vera, in cui sono state commesse molte ingiustizie.

Il mostro di Roma rappresenta una delle più scandalose pagine della storia della polizia italiana. Ma, al tempo stesso, mostra anche che, sebbene sia difficile ottenere sempre giustizia, c’è sempre chi si batte strenuamente per essa.

Il cattivo, ovvero Ralph Lyonel Brydges

mostro di Roma

Ralph Lyonel Brydges, diacono della Chiesa Anglicana, prestò servizio a New York, durante la Prima guerra mondiale. Là venne più volte denunciato per violenze su minori. Dopo essere rientrato in Inghilterra, si trasferì a Roma, nel 1922, dove vi risiedette fino al 1927. Qui prestò servizio come pastore nella Holy Trinity Church of England di via Romagna.

Fu in questo periodo che a Roma si consumarono degli orribili delitti, che la stampa assegnò al “mostro di Roma”.

Ci furono otto stupri e, in cinque casi, anche omicidi, di bambine. Il modus operandi venne ricostruito tramite gli indizi trovati sulle scene del crimine e le testimonianze raccolte. La bambina veniva prima adescata, con promesse di dolciumi, poi rapita, seviziata e strangolata con un fazzoletto bianco cifrato.

L’innocente, ovvero Gino Girolimoni

mostro di Roma

Le pressioni per dare un colpevole alla folla divennero molto forti. Anche il Duce spingeva perché al più presto questa serie di delitti. Fu così che venne accusato Gino Girolimoni. L’uomo, totalmente innocente, divenne il capro espiatorio delle folle. Il suo arresto venne acclamato dalla stampa e tutti si congratulavano per l’ottimo lavoro svolto dalla polizia.

Anche quando in seguito fu scagionato da tutte le accuse, rimase nell’immaginazione di tutti come il vero colpevole. La notizia del suo proscioglimento non ebbe la stessa pubblicità sui giornali e anzi venne relegata nelle pagine interne. Morì povero e solo nel 1961.

Il buono, ovvero Giuseppe Dosi

mostro di Roma

Nel 1927, durante una vacanza a Capri, Lyonel Ralph Brydges venne arrestato per essere stato sorpreso a molestare una bambina. Grazie alle pressioni dei parenti della moglie, venne rilasciato. Lui e la moglie tornarono a Roma, ma si dileguarono ben presto nel nulla.

Venne a conoscenza di ciò il zelante poliziotto Giuseppe Dosi. Ristudiò tutto il caso, rileggendo tutte le testimonianze e i verbali, rivalutò tutti gli indizi. Ciò che comprese ben presto fu che il cosiddetto mostro di Roma, girava a piede libero e si trattava senza ombra di dubbio del pastore anglicano. Il commissario Dosi si scontrò subito con un muro di omertà e con le pressioni dai piani alti perché non proseguisse con le indagini.

Nel 1928, su una nave ormeggiata a Genova di ritorno dall’Africa, Brydges venne raggiunto a bordo dal commissario Dosi. Questi lo accusò formalmente dei delitti di Roma e perquisì la sua cabina. Quello che trovò non fece altro che andare ad aggiungersi alla serie di indizi raccolti contro di lui. Malgrado le proteste del console britannico presente all’episodio, che cercò anche di far salpare il piroscafo, fu impossibile fermare Dosi dal compiere il suo dovere.

Brydges fu sottoposto a una perizia psichiatrica e risultò che il suo profilo combaciava con quello del mostro. Intanto però le alte sfere della Chiesa anglicana erano riuscite a farlo liberare. Nel ’29 venne prosciolto da tutte le accuse, ma, in ogni modo, Brydges era già lontano dall’Italia da molto tempo.

L’ostinazione di Dosi fu punita. Fu recluso nel carcere di Regina Coeli. Soltanto quando il regime fascista crollò, nel 1940, Dosi fu liberato e riabilitato. In seguito fece carriera in polizia e fu tra i creatori dell’Interpol. Ricevette diverse onorificenze e scrisse alcuni libri sulle sue esperienze. Tra questi, nel 1973, scrisse Il mostro e il detective, sul caso del mostro di Roma. Fu grazie a lui che Girolimoni venne riabilitato, ma, purtroppo, quando ormai era troppo tardi.

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