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Ramadan in Italia, cosa non possono fare i musulmani
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Ramadan in Italia, cosa non possono fare i musulmani

Ramadan Mecca
Ramadan Mecca

Il Ramadan è la pratica musulmana di preghiera che prevede il digiuno e la repressione degli istinti per avvicinarsi ad Allah.

Quest’anno il Ramadan inizia il 15 maggio e termina il 14 giugno. Si tratta di un mese di digiuno e significa purificazione ed espiazione delle colpe.

Il Ramadan in Italia

La durata del Ramadan varia in quanto calcolata sulla base dell’osservazione lunare. Infatti il calendario islamico fa riferimento alla prima falce di luna nuova.

Il Ramadan consiste nel digiuno totale dall’alba al tramonto in ogni vizio della vita. Infatti non si mangia, non si fuma, non si assumono alcolici, non si hanno rapporti sessuali e si completa il tutto con la preghiera. Quest’ultima consiste nella rivelazione del Corano da parte di Allah a Maometto.

Il Profeta infatti per un mese bevve solo latte di capra e sei datteri al giorno. Ovviamente la rigidità del Corano esenta le donne incinta, i bambini, i malati e coloro che affrontano lunghi viaggi. Inoltre prima di notte, i fedeli si raccolgono in comunità a pregare recitando lunghi passi del Corano.

Le preghiere devono essere recitate nelle moschee da tutti i fedeli.

Sono 5 le preghiere giornaliere da recitare, più una speciale chiamata Taraweeh, che sarebbe la preghiera notturna.

Ma quelli che non hanno la possibilità di andare in moschea, come coloro che stanno in Italia? Pregano rivolti verso la Mecca.

Il calendario

Il calendario islamico è un calendario lunare che parte dal 622 d.C., cioè l’anno in cui ha luogo l’Egira, ovvero nella migrazione storica che vede il trasferimento di Maometto e dei primi devoti musulmani dalla città di Mecca a quella di Medina.

Questa pratica di preghiera trova senso nella rivelazione dei primi versi del Corano a Maometto durante lo stesso Ramadan. La storia narra, infatti che al Profeta venne rivelato proprio nella notte di Laylat al-Qadr, una delle dieci notti dispari negli ultimi dieci giorni del mese. I musulmani credono che Allah in quella notte purifichi dai peccati ed esaudisca ogni desiderio, ma non sapendola collocare in una data precisa, pregano per tutti i dieci giorni. Il Corano è diviso in 30 parti uguali che si chiamano Juz, se ne legge una al giorno nel mese.

Il Ramadan non consiste solo nel digiuno dal cibo, come abbiamo visto, si digiuna da tutto ciò che rende l’anima impura. Quindi non si fuma, non si beve, non si mangia, non si mente, niente linguaggio scurrile, non si fa la guerra, e anche tagliare un albero è “fare la guerra”. Al contrario si deve meditare e pregare, se non fare più bene possibile, la beneficienza ad esempio.

Il digiuno

Il digiuno persiste nelle ore di luce, quindi gli orari dipendono dal paese in cui si trovano i fedeli. In Italia sarebbe all’incirca dalle 3:30 del mattino per finire alle 20:30 della sera, l’ora in cui tramonta il sole. Nei paesi in cui il sole non tramonta, i praticanti rispettano i tempi della Mecca.

Chi non riuscisse a digiunare può rimediare recuperando durante l’anno prima del prossimo Ramadan o donando a un povero un pasto per ogni giorno saltato. Tutto per avvicinare la propria anima ad Allah, imparando a controllare vizi e voglie.

Reprimere gli istinti fa sì che si divenga padroni di se stessi approssimandosi a Dio.

Si può fare un pasto abbondante durante le ore di buio, dopo aver pregato e aver mangiato dei datteri, come fece il Profeta.

Alla fine del Ramadan si festeggia mangiando abbondantemente dal sorgere della nuova luna. Questa è la festa che prende il nome di Eid ul Fitr. Tra i fedeli ci si scambiano gli auguri di buon Eid, si indossano vestiti adeguati, si partecipa a processioni e ci si scambiano regali. Ma fondamentale è la donazione di denaro in beneficienza così che anche i meno agiati possano prendere parte ai festeggiamenti.

L’interruzione dell’osservazione del Ramadan volontaria costa la beneficenza ed un periodo prolungato di 60 giorni di digiuno. Quella involontaria non prevede punizioni o rimedi a patto che l’interruzione cessi.

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