Rap e Gomorra: la colonna sonora dell'altra Napoli
Rap e Gomorra: la colonna sonora dell’altra Napoli
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Rap e Gomorra: la colonna sonora dell’altra Napoli

Rap e Gomorra: la colonna sonora dell'altra Napoli
Rap e Gomorra: la colonna sonora dell'altra Napoli

La Napoli della musica rap è una Napoli che mette in rime una verità disperata, estrema, periferica, sottoproletaria. E più vera anche di Gomorra.

A Napoli si “rappa” una realtà che non è quella raccontata da De Magistris, ma quella denunciata da Saviano. È un rap che respira l’atmosfera di Gomorra e sputa sangue e coraggio. Ma anche paura.

Dimenticatevi pizza e mandolini. Le immagini della riviera e il romanticismo dei vicoli storici. Qui il ritmo è quello delle armi ancora calde e della droga a buon mercato. Siamo a Scampìa e Secondigliano, oltre il tollerabile border-line, tra elettronica sincopata e vuoti da colmare.

È la Napoli dei suoni che provengono dallo stomaco, dalla rabbia e da un’impotenza ribelle. I Co’Sang sono stati il primo gruppo a scavare nella realtà dei quartieri ultraperiferici offrendoci, da dieci anni a questa parte, parole sferzanti e verità violente. Il loro linguaggio è lo slang di Napoli, un groove acido e metropolitano.

In un’intervista rilasciata a Noisey, Luchè, cuore pulsante dei Co’Sang, si è rivolto ai rapper francesci che sono convinti di vivere in un ambiente difficile, ma che non sanno che c’è di molto peggio.

E che il molto peggio è proprio a Napoli, urbanità feroce. Colombia d’Europa, come l’ha voluta lui stesso definire. “Quando andiamo a suonare fuori – ha dichiarato Luchè – ci rendiamo conto che gli altri ci ascoltano e vorrebbero essere noi. Invidiano la nostra realtà come se fosse un valore aggiunto”.

La scena rap di Napoli è un lungo elenco di gruppi. Oltre ai Co’Sang Luchè, ci sono Fuossera, Vale Lambo, Dome Flane, Lele Blade, Moderup, Enzo Dong, G-Bros, Kimicon Twinz, CoCo, Peppe Soks, Oyoshe, Lucariello e molti altri ancora. Ognuno di loro parla la stessa lingua, affronta le medesime tematiche. Tematiche che, senza molti convenevoli, sbattono in faccia a tutti coloro che, di Napoli, vogliono conoscere solo piazza Plebiscito. A coloro che credono che Napoli sia solo arte, cultura, musica, storia antica, presepi, pastiera e fiumane di turisti.

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