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Rapporto Ocse: “Lavoratori italiani poco preparati”

Secondo quanto riportato da un recente rapporto Ocse, è emerso che i lavoratori italiani hanno un basso livello medio di competenze

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Secondo quanto riportato da un recente rapporto Ocse, è emerso che i lavoratori italiani hanno un basso livello medio di competenze e per questo motivo hanno minori probabilità di mettere in atto le loro abilità. Inoltre, nelle duecentottanta pagine di questa relazione viene sottolineato come negli ultimi quindici anni i risultati economici dell’Italia siano stati lenti.

Nonostante alcuni progressi per quanto riguarda l’occupazione, la crescita di produttività è rimasta stagnante.

Lavoratori poco preparati

I lavoratori italiani hanno un basso livello di competenze e per questo motivo hanno minori probabilità di mettere in atto le loro abilità. E’ questo quanto emerge da un recente rapporto Ocse “Strategia per le competenze”, in cui viene sottolineato anche che negli ultimi quindici anni i risultati economici in Italia sono stati lenti.

Nonostante una crescita dal punto di vista dell’occupazione, la produttività invece è rimasta stagnante.

Secondo il rapporto Ocse, diffuso nella giornata di oggi dall’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, a creare questa fase di stagnazione deficit nelle competenze inadeguate per la competitività del mercato del lavoro.

Il rapporto rivela anche che solo il 20% degli italiani tra i venticinque e i trentaquattro anni è laureato, a differenza della media Ocse del 30 per cento.

Il problema però non riguarda solamente l’avere meno laureati, in quanto secondo il rapporto in Italia chi è in possesso di un titolo di studio universitario in media ha pure un più basso tasso di competenze in matematica e in letteratura. Tanto che l’Italia occupa il ventiseiesimo posto sui ventinove Paesi Ocse.

Non solo poco preparati, ma anche male impiegati. Il rapporto infatti descrive anche le difficoltà per i laureati alle prese con la loro prima occupazione, che nella maggior parte dei casi non ha nulla a che vedere con quello che hanno studiato. Si tratta di una percentuale altissima, pari al 35% dei lavoratori

Il rapporto Ocse

Il rapporto Ocse in un certo senso bacchetta le università, incapaci di collegarsi meglio con le esigenze del mondo del lavoro. Ma non solo le università. Sotto accusa anche le imprese, alle quali viene imputata l’incapacità di usare in maniera efficace le competenze a loro disposizione la poca disponibilità a investire in determinate tecnologie che possano migliorare la produttività.

L’Ocse ha spiegato che tale dinamica è creata soprattutto a causa del modo in cui le imprese vengono gestite. In Italia, infatti, le imprese a gestione familiare rappresentano più dell’85 per cento del totale, e circa il 70 per cento dell’occupazione del paese.

Ma secondo il rapporto è una sorta di circolo vizioso: “I manager delle imprese a gestione familiare spesso non hanno le competenze necessarie per adottare e gestire tecnologie nuove e complesse. Inoltre, il livello dei salari in Italia è spesso correlato all’età e all’esperienza del lavoratore piuttosto che alla performance individuale, caratteristica che disincentiva nei dipendenti un uso intensivo delle competenze sul posto di lavoro”.

Il rapporto comunque riconosce che in questo momento l’Italia si stia impegnando per provare ad invertire la tendenza, ad esempio attraverso il Jobs Act, che viene definito come “una pietra miliare del processo di riforma”.

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