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Razzo cinese: Italia fuori pericolo, ma nel rientro ha sorvolato Sardegna e Calabria

Pur essendo precipitato a circa 7mila chilometri dall'Italia, il razzo cinese Lunga Marcia 5B ha sorvolato anche alcune regioni del nostro Paese.

razzo cinese italia

Nonostante le preoccupazioni iniziali degli esperti, il razzo cinese Lunga Marcia 5B è precipitato a oltre 7mila chilometri di distanza dall’Italia, in pieno oceano Indiano. Tuttavia, durante il suo rientro incontrollato nell’atmosfera terrestre, il vettore ha compiuto un sorvolo del nostro Paese, salutando alcune regioni del Mezzogiorno tra cui in particolare Sardegna e Calabria.

C’è da specificare ovviamtne come durante le ultime orbite del razzo nessun detrito abbia provocato danni alla popolazione precipitando sul nostro Paese.

Il razzo cinese ha sorvolato anche l’Italia

Come confermato anche dall’Agenzia Spaziale Italia nella mattinata di domenica, il razzo cinese è rientrato in atmosfera nei pressi delle isole Maldive, senza che alcun frammento di esso precipitasse sul territorio italiano.

Nella giornata di sabato tuttavia non si poteva ancora escludere totalmente l’eventualità di un impatto di alcuni detriti del vettore con il suolo del nostro Paese, come confermava anche il capo ufficio operazioni midstream e sicurezza dello spazio dell’ASI Marco Castronuovo: “Al momento il rientro è previsto tra l’una e le sette di domani mattina. In questa finestra sono compresi sei sorvoli del territorio nazionale. Anche se le probabilità sono molto basse, non si può escludere che qualche frammento raggiunga terra.

La situazione è continuamente monitorata e in aggiornamento e l’Italia è in prima linea con il centro nazionale Isoc di Pratica di Mare, che distribuisce le previsioni sia in ambito nazionale che alla task force europea”.

Razzo cinese, i sorvoli sull’Italia prima del rientro

Nella notte tra sabato e domenica la Protezione Civile ha continuato a fornire aggiornamenti in merito alla traiettoria di rientro del razzo. Alle tre di notte una nota recitava infatti che: “Sulla base dei dati forniti dalla Agenzia Spaiale Italiana (ASI) al tavolo tecnico che sta seguendo il rientro incontrollato in atmosfera del lanciatore spaziale cinese “Lunga marcia 5B”, si è verificato senza impatti il passaggio del detrito spaziale sulla traiettoria che interessava buona parte del centro-sud italiano. […] Resta quindi una sola traiettoria che potrebbe ancora coinvolgere il territorio italiano – che include alcuni settori di Sardegna, Calabria e Sicilia – e si restringe ulteriormente la finestra di rientro sulla Terra tra le 3 e le 7 del mattino ora italiana”.

Alle ore 4:30 infine, le autorità hanno potuto finalmente escludere ogni possibilità di impatto: “Sulla base degli ultimi dati forniti dalla Agenzia Spaziale Italiana (ASI) al tavolo tecnico che ha seguito il rientro incontrollato in atmosfera del secondo stadio del lanciatore spaziale cinese “Lunga marcia 5B” è possibile escludere la caduta di uno o più frammenti del detrito spaziale sul nostro territorio.”.

Progettato per portare in orbita il modulo principale della nuova stazione spaziale cinese, il secondo stadio del razzo Lunga Marcia 5B è stato uno dei più grossi detriti spaziali a cadere in maniera incontrollata sulla terra.

Lungo trenta metri e pesante oltre venti tonnellate, come spesso accade in questi casi gli ingegneri aerospaziali hanno preferito concentrare tutte le energie sulla buona riuscita della missione, senza lasciare quel minimo di carburante necessario al fine di permettere un rientro controllato nell’atomsfera terrestre.

Razzo cinese sorvola l’Italia: il precedente della stazione Tiangong 2

Le preoccupazioni per un eventuale impatto di un velivolo spaziale sul nostro Paese non erano però una novità, dato che già tre anni fa il rientro della stazione spaziale cinese Tiangong 2 fu oggetto di simili allarmismi da parte dell’opinione pubblica .

Il 2 aprile del 2018 fu infatti lasciata rientrare nell’atmosfera dell’Agenzia Spaziale Cinese, generando anche in quel caso molta apprensione circa il probabile luogo dell’impatto. Alla fine la stazione precipitò nell’oceano Pacifico senza causa danni o vittime.

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