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Il Re delle slot machine: confiscati beni per 50 milioni

Giuseppe Cassone, 68 anni, pregiudicato. Aveva accumulato con le slot, truffe e ricettazioni un impero di beni per un valore di 50 milioni di euro, confiscati ieri dai Carabinieri.

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BARI- A 68 anni, aveva costruito il suo piccolo impero Giuseppe Cassone, il Re delle slot machine. Tutto però è sfumato all’arrivo dei Carabinieri, che ieri hanno messo in atto la confisca dei beni per 50 milioni di euro.

Il pregiudicato, di Gravina di Puglia, aveva accumulato il tesoro milionario in vent’anni, a partire dagli anni settanta.

Come attività collaterali a quella di commerciante di slot machine, l’uomo si era reso colpevole di vari illeciti per i quali era già stato condannato. I reati andavano dalla bancarotta fraudolenta alla truffa e ricettazione.

Il provvedimento di sequestro è stato notificato nelle province di Bari, Taranto, Messina e Matera. Tra i beni confiscati, un pub ad Altamura, un call center, dieci società, un Bed & Breakfast a Gravina in Puglia, 4 ville, 7 locali commerciali e ben 12 appartamenti.

E ancora numerose auto e conti correnti. Inoltre, le indagini dei Carabinieri hanno evidenziato una differenza di decine di milioni di euro fra i beni in possesso dell’uomo ed i redditi dichiarati. L’operazione è scattata su richiesta della Dda Cassone dal Tribunale di Bari (sezione Misure di Prevenzione).

L’episodio non fa che sottolineare un fenomeno dilagante, ampiamente trattato anche in quest’altro articolo della nostra testata. E’ enorme il giro di denaro legato al mondo delle slot, secondo i dati forniti dalla sezione Organizzazione, attività e statistica dell’Agenzia delle Dogane.

Sono 19 miliardi di euro i soldi bruciati alle macchinette solo nel 2016. Anno in cui le slot furono oggetto anche di una dichiarazione di guerra – mai intrapresa – dall’ex-premier del governo.

Il fenomeno delle slot machine tra ludopatia e malavita

Spesso il gioco diventa un vizio e coinvolge individui di ogni fascia di età. Numerosi i casi segnalati di lavoratori che sperperano il loro intero stipendio, riducendo le famiglie sul lastrico.

Ma ci sono anche pensionati, giovani disoccupati. Relegati nell’angolo delle macchinette per ore, i giocatori cercano il bacio della fortuna. Il momento magico in cui una combinazione (non sempre) fortuita, restituisce lo scroscio delle monete. I malcapitati alimentano, con la loro dipendenza dal gioco, un circuito dai retroscena a dir poco torbidi. Non di rado le macchinette sono truccate: numerosi sono gli stratagemmi escogitati dai gestori per spremere i giocatori fino all’ultimo centesimo. Oltre che le tasche degli appassionati, attraverso l’evasione fiscale dei gestori fraudolenti, si colpisce anche l’economia dello stato e quindi degli italiani.

Diversi sono i casi già segnalati di soggetti, o associazioni malavitose, che fanno di questa dipendenza il loro successo. La stessa società di Cassone, faceva probabilmente gola alle organizzazioni del posto. Tanto si evince dall’episodio riportato su La Repubblica dello scorso 29 Giugno. Un furgone della società era stato vandalizzato, con scopo evidentemente intimidatorio. Il controllo dello Stato sulle slot, non è stato accolto con entusiasmo.

Del resto altrove, in tutta Italia, il business è controllato dalle associazioni mafiose. Numerosi sono stati gli arresti tra le file della ‘ndrangheta. Recenti quelle tra gli affiliati del clan Martorano e della cosca Grande Aracri di Curto, a Crotone.

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