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Regista lituano morto in Ucraina, la moglie: “Ho recuperato il suo corpo. Vivo per finire il suo film”

Regista lituano morto in Ucraina: la moglie ha raccontato di aver trovato il corpo del marito e di essere pronta a completare il suo progetto.

Regista lituano morto Ucraina
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Regista lituano morto in Ucraina: la moglie ha raccontato di aver trovato il corpo del marito e di essere pronta a portare a termine il suo progetto.

Regista lituano morto in Ucraina, la moglie: “Ho recuperato il suo corpo”

Il regista lituano Mantas Kvedaravicius è stato rinvenuto morto a Mariupol nella giornata del 1° aprile 2022. Il corpo dell’uomo è stato ritrovato dalla moglie, Hanna Bilobrova, che ha riportato a casa la salma del marito, guidando per due ore da Donetsk alla Lituania.

In merito all’accaduto, la donna ha raccontato: “C’è una indagine in corso, spero che sia il più veloce possibile. Il suo caso è tra le prove dei crimini di guerra commessi dall’esercito russo in Ucraina”.

Mantas Kvedaravicius e Hanna Bilobrova erano arrivati in Ucraina insieme, lo scorso 20 marzo. La loro missione consisteva nel documentare l’assedio russo a Mariupol.

A questo proposito, riferendosi al progetto Mariupolis che il marito aveva realizzato nel 2016, Bilobrova ha spiegato: “Il motivo che ci ha spinto a partire sono i cittadini che abbiamo incontrato durante le riprese. Mio marito era impressionato dalle persone con cui vivevamo, in una chiesa diventata rifugio, perché facevano sempre qualcosa, come pulire le porte rotte”.

La donna ha anche precisato che il marito si era sempre molto prodigato per aiutare e proteggere i civili ucraini, non dedicando il suo tempo esclusivamente alle sue riprese. Un giorno, quindi, ha accompagnato il regista e, insieme, hanno radunato i civili per organizzare una fuga dalla città portuale occupata: “Mi sono offerta di andare con lui, ma avrei occupato solo spazio utile per salvare altre persone. Quella è stata l’ultima volta che ho visto mio marito.

A un checkpoint di soldati russi hanno controllato i documenti. Per via del suo passaporto lituano lo hanno accusato di essere un cecchino della NATO venuto per ucciderli”.

“Vivo per portare a termine il suo progetto”

Da quel momento, Hanna Bilobrova ha continuato a cercare il marito, ispezionando le strade di Mariupol per quattro giorni. Durante la sua ricerca, ha chiesto notizie ai soldati russi, mostrando foto di Mantas Kvedaravicius e il suo passaporto.

Ripercorrendo la mente la sua forsennata ricerca, la donna ha ammesso: “Avevo paura di non trovarlo, ma ho deciso che non avrei lasciato Mariupol senza di lui. Vivo o morto. Dopo quattro giorni di ricerche ho visto il suo corpo senza vita per strada. ‘Non toccarlo, potrebbe essere minato’, mi ha detto un soldato russo. Il suo corpo è stato caricato su un camion con altri soldati russi morti, in direzione Donetsk”.

Anche Bilobrova, allora, è partita per recarsi nella Repubblica separatista filorussa e autoproclamata di Donetsk, spigando: “Mi hanno aiutato, nonostante tutto erano coinvolti anche loro. Non potevo comunicare con il Governo ucraino perché se no avrebbero ucciso anche me. Era l’unico modo possibile”.

La donna, quindi, ha affittato un’auto e ha portato a casa il corpo del marito: “Adesso la cosa più importante per me è continuare il lavoro che Mantas aveva iniziato. Lui mi disse di tenere la macchina da presa con i filmati sempre con me: ‘Se mi dovesse succedere qualcosa, una volta in Lituania, contatta i miei amici e ti aiuteranno a finire quello che abbiamo iniziato’, mi aveva detto”.

Riportando la richiesta, Bilobrova ha asserito di essere disposta a tutto pur di tenere fede alla promessa fatta al marito.

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