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Richiamo terza dose nel 2022: “Johnson&Johnson potrebbe essere il primo tra quelli da rifare”

"Il vaccino Johnson&Johnson è monodose: tenendo conto della possibile durata della immunità, potrebbe essere il primo tra quelli da rifare", dicono dall'Ema.

richiamo terza dose Johnson&Johnson

In Italia la campagna vaccinale procede con un ritmo spedito e l’andamento pandemico appare finalmente sotto controllo, ma gli esperti ricordano che probabilmente ogni anno dovremo ricevere una nuova dose del vaccino anti-Covid. Intanto il commissario Figliuolo pensa a definire la profilassi per il 2022.

Il generale, intervenuto alla Commissione Bilancio, Tesoro e Programmazione della Camera dei Deputati, ha tracciato il piano per la prossima immunizzazione di massa. Mentre Figliuolo pensa al richiamo per la terza dose, dall’Ema fanno sapere che il vaccino Johnson&Johnson potrebbe essere il primo tra quelli da rifare, ricordando che si tratta di un monodose e prendendo in considerazione la possibile durata dell’immunità.

Richiamo terza dose, Johnson&Johnson potrebbe essere il primo da rifare: quanto dura l’immunità

“Mi preme rilevare l’importanza della pianificazione che è alla base della sostenibilità della campagna vaccinale. Così dichiara il generale Figliuolo, il quale è al lavoro per organizzare una “gestione ordinaria dell’attività vaccinale futura”. A guidare le attività sanitarie saranno ancora le “amministrazioni centrali e locali competenti”. Inoltre, è necessario considerare la possibile somministrazione di una terza dose di vaccino contro il coronavirus. Infatti, il commissario per l’emergenza ha sottolineato che per il momento non è definita la durata della protezione del vaccino: la maggior parte degli scienziati crede che possa essere di circa un anno ed è chiaro che sulla base di questa stima dobbiamo organizzarci per fare i richiami.

Dagli ultimi monitoraggi dell’Iss e del Ministero della Salute condotto su un campione di circa 14 milioni persone, la durata dell’immunità supera i 130 giorni dalla somministrazione della prima dose. Dopo 35 giorni si segnala una stabilizzazione a circa l’80% per il rischio di diagnosi di positività al Covid-19, al 90% per il ricovero e di ammissione in terapia intensiva ed è del 95% per il decesso. I dati appaiono pressoché uguali fra uomo e donna e indipendentemente dall’età. Dopo 105/112 giorni dalla vaccinazione, si abbassano ulteriormente le possibilità di essere contagiati. Gli esperti che hanno redatto il rapporto, inoltre, fanno sapere che al momento “non vengono rilevati aumenti nel rischio di diagnosi nei periodi di osservazione più lunghi dopo la vaccinazione, questo suggerisce una protezione protratta nel tempo”.

Richiamo terza dose, Johnson&Johnson il primo da rifare

Armando Genazzani, membro italiano del Chmp, il comitato dell’Ema per l’autorizzazione dei medicinali, ha dichiarato: “Se poi scopriamo che un determinato farmaco copre per un tempo minore rispetto a un altro, i tempi della terza dose dovranno essere quindi diversi. Non dimentichiamo che dei 4 vaccini, ne abbiamo uno, il Janssen della Johnson&Johnson, che è monodose. Quindi, tenendo conto della possibile durata della immunità, potrebbe essere il primo tra quelli da rifare.

La futura organizzazione del piano vaccinale potrebbe dipendere dalla durata di immunità determinata dai diversi vaccini. “Alla fine potrebbero essere selezionati i migliori vaccini, quelli cioè che garantiscono immunità più duratura, e si potrebbe decidere di usare per tutti soltanto quelli”.

Richiamo terza dose, Johnson&Johnson il primo da rifare e gli obiettivi di Figliuolo

Intanto Figliuolo fa sapere che l’obiettivo è raggiungere entro settembre 2021 “la vaccinazione dell’80% della popolazione nazionale compresa la platea che va dai 12 ai 15 anni, che inizialmente era esclusa per motivi sanitari”.

Quindi ha precisato: “È probabile che rimarranno minime percentuali di irraggiungibili, ma oggi circa l’83% degli over 80 ha ultimato la procedura vaccinale”.

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