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Riforma carceraria: il consulente del governo è Sofri
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Riforma carceraria: il consulente del governo è Sofri

Proprio lui, Adriano Sofri, leader di Lotta Continua fra la fine degli anni Sessanta e l’inizio del decennio successivo, mandante dell’omicidio del Commissario Luigi Calabresi, sarà il consulente ufficiale del governo per la riforma penitenziaria.

Di sua competenza “i settori istruzione, cultura e spettacoli”, secondo quanto si legge nel decreto dello scorso 19 giugno che ha formalizzato l’incarico, a firma del Ministro della Giustizia Andrea Orlando.

Sofri è stato condannato a 22 anni di carcere in via definitiva nel 1997 per le responsabilità riconosciutegli nell’ambito della vicenda Calabresi e, dal 2012, è in libertà (la condanna iniziale risale al 1990). Scontata la pena, Adriano Sofri è un uomo che ha pagato il suo debito con la società, ma sono in molti a essere perplessi per la sua nomina. La domanda di base riguarda il fatto se fosse il caso di chiamare proprio lui, anziché qualcun altro, e se davvero Sofri abbia qualità uniche, da non ritrovarsi in nessun altro italiano.

Intanto il sindacato di polizia giudiziaria Sappe si è fatto avanti per primo ad aprire il fronte delle polemiche che, nei prossimi giorni, non tarderà ad ampliarsi.

Il segretario generale Sappe Donato Capece passa dall’ironia sulle qualità che avrebbero condotto il ministero alla nomina (“meno male che ci hanno risparmiato la nomina del boss mafioso Totò Riina come massimo competente del 41 bis”) a giudizi categorici (“la presenza di Sofri tra gli esperti negli Stati generali per le carceri è un fatto assai grave e inaccettabile”) e considerazioni più generali (“gli italiani onesti e con la fedina penale immacolata pagheranno con le loro tasse le trasferte, i pasti ed i gettoni di presenza ad Adriano Sofri”).

La nomina di Sofri ha indotto Capece a invocare l’intervento del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella affinchè intervenga “su quella che è una scelta del ministro della Giustizia inopportuna e inadatta”.

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