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Riforma del CSM approvata in CDM, cos’è e cosa prevede

La tanto attesa riforma del Consiglio Superiore della Magistratura è stata approvata dall'Esecutivo Draghi: il nuovo Csm tornerà ai numeri "vecchi"

Il Governo Draghi vara la riforma del CSM

La riforma del CSM è stata approvata dal Consiglio dei Ministri presieduto da Mario Draghi. Il governo ha licenziato all’unanimità la bozza sul nuovo Consiglio Superiore della Magistratura ed ha fissato alcuni punti cardine che “rivoluzionano” l’organo di autogoverno delle toghe italiane di Palazzo dei Marescialli.

La riforma più cruciale era quella delle cosiddette “porte girevoli” e in quel senso si è deciso di bloccare la prassi.

Approvata la riforma del CSM: addio “porte girevoli”, chi sceglie la politica si scorda la toga

Che significa? Che in punto di autogoverno non sarà più possibile il ritorno alle funzioni giudiziarie dei magistrati che entrano in politica. O meglio, “i magistrati che hanno ricoperto cariche elettive di qualunque tipo o incarichi di governo (nazionale, regionale o locale) al termine del mandato, non possono più tornare a svolgere alcuna funzione giurisdizionale“.

C’è ancora la possibilità di assumere altri incarichi fuori ruolo presso altre amministrazioni o funzioni, ma che non siano giurisdizionali. E ancora: “I magistrati ordinari, amministrativi, contabili e militari che hanno svolto incarichi apicali nei ministeri o incarichi di governo non elettivi (capi di gabinetto, segretari generali presso i ministeri o ai capi dipartimento), al termine di queste esperienze per tre anni non potranno svolgere funzioni giurisdizionali”.

Se si sceglie la politica si va in aspettativa senza assegni e non si potranno cumulare le carriere ai fini pensionistici

“La stessa disciplina si applicherà ai magistrati che si sono candidati in politica ma non sono stati eletti”. Chi accettasse una candidatura politica dovrà essere messo in aspettativa senza assegni per tutta la durata del mandato. Attenzione: non c’è il cumulo del trattamento economico in godimento con l’indennità prevista per la carica. Cioè? Il magistrato dovrà scegliere. Novità anche nel sistema elettivo. Sarà misto e i componenti del Csm tornano come in passato a 30 in questa proporzione: 20 togati e 10 laici.

Ci saranno meno magistrati fuori ruolo, distaccati altrove cioè, i 200 attuali sono troppi e i decreti attuativi della riforma fisseranno un nuovo tetto.

Si torna a 20 toghe e 10 laici nella composizione e i giudici che valutano i colleghi non potranno assegnare incarichi

Sarà inoltre prevista la pubblicazione degli atti di assegnazione di incarichi direttivi e vigerà la assoluta incompatibilità, per i membri effettivi della sezione disciplinare, a partecipare alle commissioni che di quegli incarichi decidono. Insomma, chi deve occuparsi di violazioni non potrà assegnare incarichi. Un’altra novità importante è quella del voto degli avvocati sulle valutazioni in ordine alla professionalità dei magistrati. Potranno farlo solo se però i Consigli dell’Ordine redigano formale segnalazione di comportamenti irrituali. I magistrati non saranno poi eleggibili in cariche elettive dove abbiano svolto negli ultimi tre anni ufficio giudiziario.

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