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Riforma vitalizi: prevista riduzione del 40% per ex deputati

Oggi si discute riguardo la riforma dei vitalizi. Si pensa a una riduzione di quasi il 40% per tutti gli ex deputati. Vediamo come è la situazione in merito.

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Oggi si discute di una tematica importante, ovvero la riforma sui vitalizi. Con le nuove norme del metodo contributivo, molti ex deputati, ovvero il 96% di loro rischia di subire dei tagli del 40%. In base a quanto fornito dall’Inps, si passerebbe dai 56.800 euro ai 33.568 Euro.

Per quanto riguarda le nuove norme relative ai vitalizi, si passa a un nuovo sistema contributivo per calcolare il vitalizio di molti parlamentari, compresi gli ex deputati. La proposta di legge sulla decurtazione dei vitalizi è stata fornita dal deputato del Pd, ovvero Matteo Richetti. E’ proprio Richetti a decidere di cambiare le regole di questo assegno previsto sia per i senatori e per i deputati. Un assegno che vuole essere uniformato anche per i dipendenti pubblici.

Richetti vuole che le pensioni degli eletti e dei lavoratori siano ancorate insieme, come sostenuto anche dal Movimento Cinque Stelle.

Nel pomeriggio di ieri moltissimi deputati sono stati in aula, tra cui Beppe Grillo e Davide Casaleggio per parlare proprio di questo argomento e ridurre in questo modo i vitalizi. Nonostante abbiano terminato il loro mandato, molti deputati continuano ad avere un assegno, un vitalizio mensile. I neo deputati, coloro che sono stati eletti dopo la riforma, possono avere una pensione calcolata secondo il sistema contributivo.

Il nuovo sistema contributivo ha delle regole diverse rispetto ai lavoratori dipendenti.

La nuova riforma di Richetti

Richetti ha in mente di apportare una nuova riforma per i tagli riguardante i vitalizi. Ecco i punti fondamentali della sua riforma:

– vi sarà una legge disciplinata dai Regolamenti interni agli organi parlamentari;
– il trattamento previdenziale dei parlamentari viene completamente equiparato a quello dei lavoratori dipendenti e viene applicato anche ai parlamentari il limite dei sessantacinque anni per l’erogazione del trattamento previdenziale, eliminando la possibilità di diminuire tale limite per ogni anno di legislatura ulteriore ai cinque prescritti, fino al massimo dei sessanta anni, come accade oggi;
– il nuovo sistema viene applicato anche ai trattamenti previdenziali, compresi i vitalizi attualmente percepiti che vengono definitivamente aboliti e ricalcolati secondo il nuovo sistema contributivo;
– le nuove norme sono estese ai consiglieri regionali;
– una gestione separata in cui ci saranno le risorse dei parlamentari;
– la reversibilità delle pensione con le stesse norme che equivalgono anche per i cittadini.

Richetti si affida alla legge e afferma che i parlamentari e i cittadini devono avere gli stessi diritti. Secondo Richetti, “il rischio di incostituzionalità c’è, ma io sulla Costituzione leggo che tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge. E dunque tutti devono avere lo stesso trattamento, compresi i parlamentari. Se la corte dirà che questa legge è incostituzionale se ne prenderà al responsabilità. Una resa preventiva, però, non è possibile, altrimenti l’Italia non cambia mai”.

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