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Stupro Rimini, arrestato marocchino dopo nuova violenza sessuale

Un nuovo e grave episodio di violenza sessuale si è verificato a Rimini. L'aggressore è stato preso nudo mentre stava stuprando una 40enne. Il fatto non è collegato con le aggressioni di Miramare, le cui indagini continuano.

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Stupro Rimini, arrestato marocchino dopo nuova violenza sessuale

Ancora violenza a Rimini, arrestato marocchino

Ormai sembra un vizio. Una violenza sessuale sulla spiaggia di Rimini è avvenuta la notte tra mercoledì e giovedì. Stavolta, la malcapitata si tratta di una 40enne di Parma, in vacanza con un amico. Arrestato sul momento, dai carabinieri del comando provinciale, un 34enne marocchino. Le accuse sono estorsione e violenza sessuale e ora si trova in carcere. L’aggressore, è stato subito verificato, non ha a che vedere con le aggressioni di Miramare. Ma l’allerta è alta perché un nuovo episodio, a meno di una settimana dal doppio stupro di Miramare, ha generato una forte apprensione nella gente.

Situazione tesa e nuove segnalazioni

Diverse le segnalazioni al numero di emergenza delle forze dell’ordine, anche se molte finiscono nel nulla o sono solo allarmi sterili. Ieri mattina, per esempio, un passante ha chiamato la polizia perché al parco Cervi, in pieno centro storico, una ventenne era stata molestata verbalmente da un gruppo di persone, alcune straniere, per l’abbigliamento succinto.

La ragazza stava attraversando il parco, quando da un gruppo seduto a bere sotto gli alberi, si è fatto avanti un uomo urlando allusioni sessuali. La ragazza ha cambiato strada ed è andata via, ma la polizia ha inviato comunque una pattuglia. Per fortuna non ci sono state conseguenze ulteriori.

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Dinamiche dello stupro

La tra mercoledì e sabato, invece, il cittadino marocchino di 34 anni è stato preso sul fatto. Aveva abbordato sul lungomare di Marina Centro, intorno alle 5, la 40enne di Parma. I carabinieri hanno trovato il delinquente nudo, mentre tentava di portare a termine la violenza. Secondo la ricostruzione fatta dai militari, lo straniero si sarebbe avvicinato ai due turisti, non lucidi per aver bevuto alcol. Dopo essersi impossessato del cellulare della donna, le avrebbe intimato di seguirla in spiaggia. Lei, costretta, lo ha fatto. A quel punto il compagno ha chiamato i carabinieri che hanno arrestato il marocchino. Nonostante l’alcol bevuto, ha avuto abbastanza lucidità per dare indicazioni precise alle forze dell’ordine.

Sviluppi sullo stupro di Miramare

Intanto le indagini condotte dagli uomini della squadra mobile di Rimini e i colleghi dello Sci di Roma, sulla violenza e il doppio stupro di Miramare, proseguono.

Ieri, il procuratore capo, Paolo Giovagnoli, e gli inquirenti polacchi, che come richiesto con rogatoria assistono agli atti della magistratura italiana, hanno verbalizzato in Questura il riconoscimento da parte della transessuale peruviana dei quattro del branco. Mercoledì sera, i fotogrammi delle immagini di alcune telecamere di sicurezza nella zona delle aggressioni, e i volti dei quattro, sono stati mostrati da magistratura e poliziotti ai due ragazzi polacchi.

Ancora ricoverati, i due turisti hanno nuovamente raccontato il loro incubo. Lui, aggredito, ha detto di aver lottato per non perdere i sensi e finire soffocato con la testa nella sabbia. E poi ha riconosciuto, senza dubbi, due dei quattro aggressori. Si trattano di un ragazzo con la pelle nera e canottiera bianca, indicato anche dalla transessuale come il «capo» del branco, e un altro complice.

Più chiara anche la dinamica dell’aggressione nella notte tra venerdì e sabato. I due ragazzi erano sulla spiaggia, uno dei quattro, secondo il racconto l’uomo con la carnagione nera, si è avvicinato con fare apparentemente amichevole chiedendo loro la provenienza. Poi si è voluto far consegnare il cellulare: al rifiuto, sono usciti dal buio, probabilmente erano nascosti dietro i mosconi, gli altri tre che lo hanno aggredito e poi si sono avventati sulla donna.

L’idea che si tratti di un gruppo eterogeneo, con diverse provenienze, è stata confermata. Le vittime hanno dichiarato che, tra di loro, i quattro parlavano in italiano e non in arabo. Sul campo le ricerche continuano, e un nuovo sopralluogo verso la zona della violenza alla transessuale. Si cercano i cocci di una bottiglia rotta, sui quali potrebbero esserci delle impronte digitali utili.

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