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Riotta ridipinge il TG1: cosa si nasconde dietro il restyling?

Che settembre sia diventato indiscriminatamente il mese ideale per i restyling (opportunamente soffocati a dovere)? Dal magmatico mondo dell’editoria sono uscite le nuove versioni de ‘L’Espresso’ e di ‘Tv Sorrisi E Canzoni’, col solo Brindani a spingere il bottone della risistemazione grafica. Dal mondo televisivo, invece, dire restyling equivale ad evocare una rivoluzione messiaca. Il TG1 s’è cambiato d’abito, o perlomeno così il direttore Gianni Riotta faceva credere, e siccome che il vestito è lo specchio dell’anima, anche i contenuti cambiano: “Un nuovo studio per una nuova linea editoriale“. Che si trattasse di un atteso rimaneggiamento, Riotta l’ha spiegato chiaramente piazzando un subliem paragone: “E’ come passare da una macchina da scrivere ad un computer collegato ad Internet.

La macchina da scrivere è stupenda, ma il computer è un passo avanti della comunicazione“. Sono i tempi che cambiano, bellezza. Ma qualsiasi rivoluzione che si intrometta sfacciatamente a scombussolare i più rassicuranti ritmi della routine, non può esimersi dallo schivare perlomeno timide delusioni. Perchè, in fondo, c’è una sottile ma appuntita sfida in atto con l’avversario di sempre, quel TG5 guidato dall’ex direttore del TG1, e Mimun quest’estate s’era messo alacremente al lavoro per battere la concorrenza nella lotta tra chi uscisse in scena con la nuova mise per primo. Entrambi i direttori vogliono evidenziare le differenze tra i due (così diversi?) stili giornalistici, e non c’è strumento migliore che ridipingere le pareti. Ma la missione intrapresa da Gianni Riotta assume altri valori, quasi come se l’ex editorialista de ‘La Stampa’ avesse davvero bisogno di smarcarsi da malumori, tensioni e polemiche, esternando esteticamente tutto il suo orgoglio.

La scenografia del nuovo TG1 è oggettivamente un capolavoro, fiabescamente inserita in un tripudio di blu e bianco che accentuano la serietà del primo telegiornale italiano.

Sparisce il giallo, in compenso il tavolo, diventato multimediale (per ora capeggia, statico, il sito Internet del TG1), si allunga, perchè da stasera anche gli ospiti avranno di che sedersi, e non solo quelli: si sente il profumo di una conduzione a due sul modello TG5 delle 13.00, ma “la formula“, dice Riotta, “è ancora tutta da studiare“. Può essere, semplicemente, un modo per tenere tranquilli gli arrembanti volti dell’edizione serale, impegnati, nel lungo prepartita, ad affilare le unghie. Nessuno si farà male, a tutti sarà garantita eguale visibilità, condizione che poteva sembrare non del tutto scontata considerato il ritorno da neomamma di Maria Luisa Busi. Invece Monica Maggioni, Tiziana Ferrario, David Sassoli e Attilio Romita, che ha avuto l’onore di inaugurare il nuovo corso della testata, potranno evitare di scannarsi.

Le tensioni, in redazioni, non sono mancate, e Riotta se n’è stato sempre con l’estintore impugnato: la giornalista Laura Cason nei corridoi millantava screzi col direttore, pure lo stesso David Sassoli, vicedirettore con delega agli speciali, aveva di che smoccolare, vedendosi sfilare lo Speciale TG1 – tornato nelle mani di Riotta – e TV7, due approfondimenti peraltro in caduta libera negli ascolti (un secco -3% di share rispetto ad un anno fa). Ma la svolta scenografica ed editoriale ovviamente serve anche per girare pagina, garantendo, come testimonia il nuovo logo (una sfera trasparente), nessun segreto, e anzi continue “finestre sul mondo esterno” attraverso numerosi schermi al plasma a circondare il conduttore. Tutto il resto, invece, è puro narcisismo del direttore, che esplode in vezzi di fino: ve lo sareste aspettati un pavimento che cambia colore a seconda dell’edizione giornaliera? Oppure che tutta la scenografia fosse opera esclusivamente delle risorse interne Rai, nell’epoca dei più costosi e sospetti appalti esterni? Riotta lo ribadisce soddisfatto, e lo fa ribadire all’assoldato Vincenzo Mollica, che per tre sere di fila decanta fino allo sfinimento l’attesa del nuovo TG1, in un megalomane eccesso autoreferenziale, sbroccato pure a Unomattina, che non nasconde affatto una certa dose di incertezza.
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