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Ritrovata lettera eretica di Galileo Galilei: è l’originale
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Ritrovata lettera eretica di Galileo Galilei: è l’originale

Galileo Galilei
Galileo Galilei

Del testo finora si conoscevano due copie, una delle quali con toni più soft. "Ora sappiamo che lo scienziato la riscrisse"

E’ l’italiano che rivoluzionò la scienza, il creatore del metodo scientifico, l’avanguardista matematico dell’età moderna. Nato a Pisa il 15 febbraio 1564 da famiglia di antiche origini ma mezzi modesti, Galileo Galilei era il maggiore dei sette figli di Vincenzo Galilei e Giulia Ammannati, il padre fiorentino della borghesia decaduta, la madre con due porpore cardinalizie nell’albero genealogico.

Per quasi due millenni nessuno si era azzardato a discutere il pensiero aristotelico, secondo cui il moto dei corpi è determinato dalla loro natura, per cui un oggetto pesante cade per esempio più velocemente di uno leggero, una teoria che appare evidente osservando una pietra e una piuma. Questo universitario toscano, determinato, colto e testardo, trovò invece il modo di confutarla. Tante le scoperte del giovane Galileo: si trovava nel Duomo di Pisa quando rimase ipnotizzato dall’oscillazione di un lampadario. Secondo la leggenda, usando il suo polso come cronometro determinò che il periodo di oscillazione del pendolo non dipende dall’ampiezza.

Fu Galileo a sostenere, in opposizione al pensiero della Chiesa, che non fosse il Sole a ruotare intorno alla Terra.

La lettera in cui espose la sua tesi sembrava sparita per sempre. Al contrario, gli studiosi l’hanno ritrovata nella biblioteca della Royal Society, a Londra, dove si trovava da almeno 250 anni.

La lettera “eretica”

Sfuggita all’attenzione degli storici, è stata rintracciata e scoperta da Salvatore Ricciardo, giovane ricercatore dell’università di Bergamo. Ricciardo, insieme al suo collega Franco Giudice e allo storico Michele Camerota dell’università di Cagliari, ha verificato l’originalità della lettera confrontando singole parole con altre simili scritte da Galileo nello stesso periodo. La lettera del 1613, lunga sette pagine e firmata in calce G. G., era indirizzata all’amico Benedetto Castelli, matematico dell’università di Pisa. Qui Galileo sostiene per la prima volta che la ricerca scientifica deve essere libera dalla dottrina teologica. Una lettera che si tinse anche di giallo, sollevando scandali e polemiche.

Galileo Galilei

Il frate domenicano Niccolò Lorini inviò il testo all’Inquisizione in data 7 febbraio del 1615. Gli Archivi Segreti Vaticani custodiscono tuttora la copia di quella lettera. Una settimana dopo, Galileo scrisse all’amico Piero Dini, suggerendo che la versione spedita dal Lorini all’Inquisizione fosse stata alterata. Galileo allegò anche una versione “edulcorata” della lettera spedita a Castelli, presentandola come la versione originale, e gli chiese di farla avere ai teologi vaticani.

Galileo nel 1633, dopo la pubblicazione del “Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo” fu processato e condannato per eresia. Scrivendo a Dini, si lamentava della malvagità e dell’ignoranza dei suoi nemici e si diceva preoccupato che l’Inquisizione potesse essere ingannata “da questa truffa, coperta dal mantello dello zelo e della carità”, come si legge nel prezioso archivio.

Il giallo attorno a Galileo

Galileo affidò davvero all’amico Castelli il suo sfogo contro le ingerenze e le pressioni della Chiesa o qualcuno inviò una lettera falsa all’Inquisizione contro lo scienziato? Un nodo difficile da districare, che alimenta dubbi e teorie di storici e scienziati.

Tutto iniziò il 13 dicembre 1613, quando Castelli ricevette una convocazione presso la Corte Medicea. I dubbi sull’ortodossia delle idee di Galileo avevano iniziato a insinuarsi. Così l’allievo-amico (insegnante di matematica all’università della città di Pisa) cercò di calmare le ansie di Cosimo II e della granduchessa madre Cristina di Lorena. Consapevole della gravità della situazione, avvertì subito il suo maestro. Galileo avrebbe quindi risposto con la lettera appena ritrovata.

Il documento ritrovato da Ricciardo mostra che lo scienziato avrebbe corretto ed edulcorato le proprie parole, per evitare l’ira dell’Inquisizione. Il testo è puntellato da correzioni, con modifiche significative. In un punto, per esempio, l’aggettivo “falso” attribuito ad “alcune affermazioni della Bibbia” è sostituito con un “appare diverso dalla verità”. Ma sotto le modifiche e le cancellature, il testo originale risulta proprio quello trasmesso da Lorini al Tribunale dell’Inquisizione.

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