Ritrovato il corpo di Manuela Bailo: l'ex amante confessa
Ritrovato il corpo di Manuela Bailo: l’ex amante confessa
Cronaca

Ritrovato il corpo di Manuela Bailo: l’ex amante confessa

Manuela Bailo
Manuela Bailo

Ritrovato nel giardino di una cascina ad Azzanello il corpo di Manuela Bailo. A confessare il delitto è l'ex amante della donna

Ha fine il giallo attorno alla scomparsa di Manuela Bailo. La donna, trentacinquenne bresciana, è stata uccisa dall’ex amante. L’uomo ha confessato e ha indicato il luogo in cui ha sepolto il cadavere della donna sparita nel nulla tra il 29 e il 31 luglio. Si tratta di Fabrizio Pasini, 48enne bresciano, sindacalista della Uil e collega della giovane.

Il giallo di Manuela Bailo

L’uomo, tornato nella serata di domenica 19 agosto dalla Sardegna, ha portato gli inquirenti sul luogo dove ha sepolto Manuela. Ha fatto anche ritrovare l’auto, lasciata dove i due si erano incontrati la sera del 28 luglio, a Brescia. Il corpo di Manuela Bailo si trova nel giardino di una cascina nelle campagne di Azzanello, in provincia di Cremona. A distanza di due settimane dalla scomparsa, intervistato dal Giornale di Brescia, aveva rivelato di averla vista a un aperitivo con i colleghi la sera prima che di lei si perdessero le tracce.

Ma aveva negato qualsiasi coinvolgimento nella scomparsa.

L’amante ha però ceduto dopo un lungo interrogatorio in cui inizialmente aveva spiegato che la relazione era finita, “da oltre un anno”. I due erano anche colleghi al caf Uil di Nave, comune in provincia di Brescia, dove viveva e lavorava Manuela.

La scomparsa di Manuela risale a sabato 29 luglio 2018. In quel pomeriggio, la donna ha lasciato in auto la casa che ancora condivideva con l’ex fidanzato (ma con il quale ancora conviveva). La sua auto, una Opel corsa a tre porte grigio metallizzata, è stata ritrovata dopo la confessione dell’ex amante. I famigliari della giovane donna aveva lanciato un appello, indicando con precisione anche modello e targa dell’automobile di Manuela.

Il delitto sarebbe avvenuto al termine di un litigio. Durante la discussione l’uomo si sarebbe anche procurato una forte botta alle costole. “Sono caduto in casa inciampando in un tappeto”, si era giustificato nell’intervista al Giornale di Brescia. Così ha cercato di sporcare la pista, negando che l’infortunio fosse legato al delitto.

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Leva 1996, varesotta di nascita milanese di adozione. Dall’amore per la stampa e la verità alla laurea in Comunicazione. Amante della letteratura e dell’arte, alla ricerca costante di sapienza e cultura. Appassionata di cronaca sportiva e di inchieste, desiderosa di fare della parola il proprio futuro.