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Roberto Baggio: il campione di tutti

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Roberto Baggio, nato a Caldogno il 18 febbraio 1967, nato in un paesino alle porte di Vicenza. Baggio era il sesto figlio, in tutto in casa di papà Florindo sono cresciuti otto bambini

I fratelli di Baggio: Carla, Eddy, Gianna, Walter, Giorgio, Anna Maria e Nadia.

Il padre era ciclista e amante dello sport, infatti anche i nomi dei suoi otto figli sono un omaggio allo sport: Eddy in onore di Merckx, Walter come Speggiorin, il mitico attaccante del Vicenza. Giorgio omaggia Chinaglia, il centravanti della Lazio , Roberto come Boninsegna dell’Inter e Bettega della Juve.

Baggio racconta di quando era piccolo:”Piangevo quando sentivo passare le ambulanze”. Un bimbo sensibile e dolce, un bambino amorevole, timido ma non troppo.

L’allenatore della squadra del paese è Zenere, il fornaio. Il vicepresidente invece è l’idraulico. Sul Campo una avviso scritto: “Chi non si presenta non giocherà mai più”. Qui nasce la passione di Baggio per il pallone. Baggio che nelle sue partite giovanili fa 110 reti su 120 partite.

Baggio che incantava e che già era conteso: lo vuole la Samp e lo vuole il presidente della Juve. Ma Baggio va alla Fiorentina di Pontello per 2 miliardi e 700 milioni di lire.

Aveva 18 anni, e appena inizia a giocare segna ma si fa male: si rompe il crociato e il menisco della gamba destra. Baggio rischia di non giocare più. Si fa operare in Francia, l’intervento è delicato e lo opera il professor Bousquet, il chirurgo di tutti i campioni.

Sette giorni dopo il ginocchio operato si rompe. Di nuovo in Francia, di nuovo operazioni. Tre mesi fermo, con la paura di aver perso la possibilità di giocare. Ma si riprende e gioca. Ma si rompe ancora il menisco. Ancora Francia, ancora operazioni, aveva solo 20 anni. Con lui sempre mamma Matilde, che lo sostiene e lo assiste.

Roberto quando parla di mamma Matilde brilla di luce propria: “La mamma era il mio angelo. Quanto mi e stata vicina, quanto mi ha aiutato. In ospedale, dopo le operazioni, stavo malissimo. Non potevo prendere antidolorifici e il dolore mi trapassava il cranio. Una volta mi sono girato verso di lei, che mi stava accanto, e le ho detto: “Mamma, sto malissimo. Se mi vuoi bene uccidimi perché io non ce la faccio più”. Lei mi accarezzava: “Non fare lo scemo, eh? Dai dai, tornerai come prima. Più bello e più forte”.

Poi arriva un altro angelo nella vita di Baggio, Andreina, sua moglie, di cui racconta: “Avevamo 15 anni, abitava vicino a casa mia, veniva nella mia scuola. Andreina all’inizio ha fatto fatica ad accettare la mia fede nel buddismo. Venivamo da famiglie cattoliche. Non era facile capire, per lei. Poi, quando ha capito che la fede per me era importante, si è avvicinata e abbiamo pregato insieme. La fede mi ha aiutato molto nella mia carriera. L’allenamento spirituale al coraggio mi ha fatto sopportare il dolore. Avevo male, sempre male. Ma non importava. Sono stato male molti anni, ma sono andato in campo. Se avessi dovuto giocare soltanto quando stavo bene, con quella gamba, con quelle ginocchia, avrei fatto due, tre partite all’anno. E invece ho resistito, mi è andata bene. Molti miei amici sono stati più sfortunati e hanno smesso subito”.

45 anni, mamma single di 2 figli. Fin da ragazza ha coltivato la passione per l'arte a 360 gradi. Diventata giornalista subito dopo la laurea, ama lo sport e insegno aerobica e acquagym per passione.


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Chiara Cichero

45 anni, mamma single di 2 figli. Fin da ragazza ha coltivato la passione per l'arte a 360 gradi. Diventata giornalista subito dopo la laurea, ama lo sport e insegno aerobica e acquagym per passione.

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