Rolling Stone protesta in copertina: non stiamo con Salvini
Rolling Stone, in copertina contro Salvini: chi non si schiera è complice
L’opinione di Andrea Danneo

Rolling Stone, in copertina contro Salvini: chi non si schiera è complice

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Rolling Stone si schiera contro Salvini e la sua politica: da adesso chi tace è complice. In massa le adesioni all'iniziativa da parte dei vip.

Rolling Stone ha pubblicato il 5 luglio 2018 il suo editoriale contro Matteo Salvini. In copertina, svetta l’immagine di una bandiera arcobaleno su cui capeggia il titolo “Noi non stiamo con Salvini“, mentre in piccolo, sullo sfondo del colore rosso, una piccola scritta bianca, recante il monito “Da adesso chi tace è complice”. Il leader della Lega, nonché Ministro dell’Interno rappresenterebbe – a detta di Rolling Stone – il pensiero rabbioso e nocivo che sembra aver contagiato tutti gli italiani. Goccia che ha fatto traboccare il vaso sono state le uscite del vicepremier dal palco di Pontida, il 2 luglio 2018, in occasione del consueto raduno della Lega, non più del Nord, ma del “Prima gli Italiani”.

Frecciate velenose per tutti

“Da adesso chi tace è complice”. La risposta di Rolling Stone arriva alla luce delle pesanti offese provenienti da diverse figure legate al pensiero del centrodestra e della Lega. In primo luogo, Matteo Salvini avrebbe attaccato lo sponsor del Gay Pride, svoltasi a Milano il 30 giugno 2018.

Il corteo infatti aveva ricevuto il sostegno del colosso americano Coca-cola. Piuttosto prevedibile un pensiero tagliente dal palco di Pontida nei confronti della manifestazione. Alla famosa bevanda frizzante, il leader leghista ha affermato di apprezzare molto di più l’olio, perché prodotto italiano per eccellenza.

A rincarare la dose ci ha pensato il giornalista Vittorio Feltri, che in qualità di ospite della trasmissione L’Aria che tira Estate, – in onda su La7 il 2 luglio 2018 – ha espresso parole pesanti nei confronti dei partecipanti al corteo e della comunità milanese di omosessuali: “non li chiamo ‘omosessuali’, perché è un termine medico e io non sono neanche infermiere. Io li chiamo ‘ricchioni’ oppure ‘froci’, come fa la gente normale”. Il direttore di Libero non si ferma qui, anzi, in merito al Gay Pride ha aggiunto: “Non riesco a capire da chi e in quale modo siano minacciati i loro diritti. Milano è un vivaio di finocchi“. Parole oltraggiose, a detta del conduttore La7 Francesco Magnani, da cui lui stesso e la rete prendono le distanze.

Basterebbe questo, se non fosse che sul raduno a Pontida è tornato a parlare – e non con toni distensivi – Umberto Bossi. Lo storico fondatore della Lega non ha apprezzato la presenza di sostenitori del partito, provenienti dal Meridione. In un intervista rilasciata al Corriere della sera, Bossi ha commentato dicendo che l’elettorato del Sud è costituito da “tanta gente che vuole essere mantenuta”.

Salvini Pontida

La stampa dice no

Rolling Stone è perentoria: “sin dalla sua fondazione, 50 anni fa, (Rolling Stone) significa impegno nella vita politica e sociale, lotta al fianco degli ultimi e coraggio nel dire sempre da che parte sta. Caratteristiche vitali e per noi irrinunciabili. Crediamo che oggi in Italia sia fondamentale prendere una posizione chiara”. Il no a Salvini non è chiaramente riferito alla persona, ma al pensiero politico che il Ministro degli Interni rappresenta. Il Paese che ha appoggiato a pieni voti il nuovo volto della Lega è “un’Italia sempre più cattiva, lacerata, incapace di sperare e di avere fiducia negli altri e nel futuro. Un’Italia rabbiosa e infelice. Fa ancora più male prendere atto che questa rabbia si è fatta potere. Non vogliamo che il nostro Paese debba trovare un nemico per sentirsi forte e unito. Per questo non possiamo tacere”.

Il sostegno arriva dai Vip

Da sempre con un occhio attento alle questioni politiche e sociali che coinvolgono il Paese, Rolling Stone ha voluto prendere una posizione chiara e coerente con i “valori sui quali abbiamo costruito la civiltà, la convivenza“, attualmente messi in discussione. A sostegno della propria linea editoriale, la testata ha richiesto l’adesione di artisti e intellettuali, che dalla pubblicazione dell’editoriale, stanno rispondendo in massa: Daria Bignardi (scrittrice), Vasco Brondi (cantante), Caparezza (cantante), Ennio Capasa (stilista), Pierpaolo Capovilla (cantante), Chef Rubio (conduttore tv), Max Collini (cantante), Carolina Crescentini (attrice), Marco D’Amore (attore), Costantino della Gherardesca (conduttore tv), Erri de Luca (scrittore), Diodato (cantante), Elisa (cantante), Ernia (rapper), Fandango di Domenico Procacci (casa di produzione), Fabio Fazio (conduttore tv), Anna Foglietta (attrice), Marcello Fonte (attore), Gazzelle (cantante), Gemitaiz (rapper), Gipi (fumettista), Linus (Radio Deejay), Lo Stato Sociale (band), Makkox (illustratore), Fiorella Mannoia (cantante), Vinicio Marchioni (attore), Emma Marrone (cantante), Enrico Mentana (giornalista), Ermal Meta (cantante), Francesca Michielin (cantante), Motta (cantante), Gabriele Muccino (regista), Negramaro (band), Andrea Occhipinti (produttore e distributore cinematografico), Roy Paci (cantante), Mauro Pagani (musicista), Tommaso Paradiso (cantante), Valentina Petrini (giornalista), Alessandro Robecchi (scrittore), Lele Sacchi (dj), Selton (band), Barbara Serra (giornalista), Michele Serra (giornalista), Shablo (produttore musicale), Subsonica (band), Tedua (rapper), Tre Allegri Ragazzi Morti (band), Sandro Veronesi (scrittore), Daniele Vicari (regista), Zerocalcare (fumettista).

Ermal Meta

La testata non riporta il nome di chi ha declinato l’ invito a schierarsi, in accordo con la libertà di pensiero di ognuno, ma l’elenco delle adesioni – come riportato dallo stesso sito – è decisamente ampio. Quella che per molti sembra essere la crociata di Rolling Stone è stata accolta anche dall’ambiente politico: il presidente del Partito Democratico, Matteo Orfini, ha ritwittato la copertina di Rolling Stone, aggiungendo “C’è ancora chi ha il coraggio di reagire e combattere la barbarie”.

In un periodo in cui la parola chiave sembra essere “chiusura”: dal Brennero alle coppie omosessuali, non solo in Italia, ma in tutto il mondo, la campagna di Rolling Stone apre uno spiraglio di speranza per chi non si sottomette alla paura del diverso.

Le reazioni

La campagna indetta da Rolling Stone contro Matteo Salvini e la paura del diverso ha avuto una risonanza sui media e sui social network decisamente alto. Reazioni di adesione o di presa di distanze dall’iniziativa si sono fatte subito sentire, dal mondo politico, a quello intellettuale e artistico. I grandi nomi che hanno dato il loro esplicito appoggio alla campagna, sono stati menzionati dalla stessa Rolling Stone. Ed ecco qualcosa di anomalo: tra i nomi compaiono anche quelli del giornalista e direttore Enrico Mentana, nonché del giornalista e scrittore Alessandro Robecchi. I due hanno prontamente smentito sui rispettivi canali social la propria adesione all’iniziativa. “Con sorpresa ho trovato il mio nome tra gli aderenti a questa iniziativa.”, scrive Mentana, che aggiunge: “È un caso di malcostume, trasandatezza, sciatteria? Non so, non ho ancora letto la rivista. So però che il suo direttore mi aveva chiesto l’adesione, e la risposta è stata chiara: No”. Il rifiuto del direttore del TgLa7 lo spiega lui stesso nel fatto di non credere negli appelli, seppure riconosca la legittimità dell’iniziativa di Rolling Stone, ma di non condividere quella che, secondo Mentana, sembra essere una scelta mirata di una persona eletta col voto dei cittadini quale bersaglio, o peggio, uomo nero. Toni leggermente piccati quelli di Robecchi. Pur non condividendo la linea del Ministro dell’Interno, il giornalista ribadisce di non essere stato contattato da nessuno della redazione di Rolling Stone: “Nessuno mi ha interpellato né chiesto nulla. Sono contro Salvini, ma anche contro i furbetti che si fanno pubblicità usando il mio nome”.

Per nulla intimorito, Matteo Salvini guarda avanti. A suo vedere, si tratta solo dell’ennesimo insulto: “sono ministro da 35 giorni e penso di aver collezionato una quantità di insulti, di menzogne, di attacchi, di minacce che non hanno eguali nella storia della Repubblica italiana”. Sul lungo elenco di adesioni pubblicato da Rolling Stone, il leader della Lega risponde che si tratta di un gruppo di radical chic milionari e li sfida ad aprire loro le porte ai migranti e ad ospitarli. Intanto, “Io tiro dritto nel nome della sicurezza, dell’ordine, delle regole, del controllo dei confini, della chiusura dei porti e dell'apertura degli aeroporti a chi scappa davvero dalla guerra. Poi se c’è qualcuno se la vuole cantare o suonare con l’hashtag #cantachetipassa, divertiamoci perché la musica è sempre bella”.

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Andrea Danneo
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Palermitano di nascita, milanese acquisito, ho iniziato a scrivere di Rugby e di Basket sul web. Dopo una bella esperienza in un sito di informazione locale, mi sono laureato in Lettere moderne a Milano e ho concluso la mia formazione alla scuola di Giornalismo dell'Università Cattolica. Lettore di libri incallito, inseguo il sogno di raccontare le piccole e grandi storie, sia in forma scritta, sia in video.