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Russia, ecco i prodotti turchi vietati
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Russia, ecco i prodotti turchi vietati

In risposta all’abbattimento dei caccia russi da parte delle forze turche, la Russia di Vladimir Putin ha varato in settimana un provvedimento d’urgenza per riordinare i rapporti fra Mosca e Ankara.

Il nome completo del decreto è “Misure per garantire la sicurezza nazionale e per proteggere i cittadini della Federazione Russa da azioni criminose e altre azioni illegali e applicazione di misure economiche speciali nei confronti della Repubblica Turca” e, fra le altre cose, contiene una lista dettagliata di tutti i prodotti che, a partire dal primo gennaio 2016, non sarà più possibile importare dalla Turchia.

L’elenco è stato sottoscritto ieri in forma ufficiale dal primo ministro russo Dmitry Medvedev e rappresenta una sorta di embargo di prossima entrata in vigore. Se nulla cambierà nei rapporti fra Russia e Turchia nell’arco dei rimanenti giorni di dicembre – ed è assai probabile, se non certo, che così sarà – non si potranno più importare, o si potranno importare, ma con fortissime limitazioni, i seguenti prodotti: parti di carcasse e le frattaglie di polli domestici (prodotto congelato), parti di carcasse e frattaglie dei tacchini (prodotto congelato), garofani (prodotto fresco), pomodori (prodotti freschi o refrigerati), cipolla e cipolle (prodotti freschi o refrigerati), cavolfiori e broccoli (prodotti freschi o refrigerati), cetrioli e cetriolini (prodotti freschi o refrigerati), arance (prodotto fresco o secco), mandarini, clementine e simili ibridi di agrumi (prodotti freschi o secchi), uva (prodotto fresco), mele (prodotto fresco), pere (prodotto fresco), albicocche (prodotto fresco), pesche e nettarine (prodotto fresco), prugne e prugnole (prodotto fresco), fragole (prodotto fresco), sale e cloruro di sodio in genere.

Il gelo fra i due paesi non sembra volersi sciogliere.

Da una parte la Russia, che, con l’ufficializzazione dell’elenco dei prodotti, ha portato a termine in tempi strettissimi i provvedimenti sanzionatori promessi da Putin (e non è da escludere che possano arrivarne altri). Dall’altra la Turchia, il cui premier Erdogan ha di recente ribadito di non avere alcuna intenzione di scusarsi per l’episodio dei caccia abbattuti.

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