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Russia-Ucraina: cosa vuole Putin per non far scoppiare la guerra che minaccia

Nella crisi Russia-Ucraina ci si chiede cosa vuole Putin per non far scoppiare la guerra ma non è solo una questione di semplici caselle territoriali

Vladimir Putin

Russia-Ucraina, la data cruciale di domani 16 febbraio che forse cruciale non è e cosa vuole Vladimir Putin per non far scoppiare la guerra che minaccia ormai da settimane. A fare una sintesi stretta il leader di Mosca vuole che Kiev non diventi mai trampolino di lancio Nato, poi vuole Donbass e Crimea, ma soprattutto Putin non vuole perdere la faccia di fronte ad un Occidente che per lui è e resterà entità da intimorire e da cui mai essere preso per “uno che si è tirato indietro”.

Russia-Ucraina: cosa vuole Vladimir Putin per ritirare le truppe senza passare per millantatore

E su questa falsariga la Russia di Putin, bizantina da sempre e da prima di PUtins stesso, ha caricato a mille per ottenere cento, nel senso che vorrebbe tutte le truppe Nato via da tutti i paesi cintura di Mosca. Va da sé che una ingiunzione del genere a Washington suonerebbe come una resa e neanche a Washington le scelte sono poi così immuni dagli obblighi del cesarismo planetario.

La exit strategy di Vladimir e cosa potrebbe favorirla, a cominciare dalla Crimea

Perciò Putin potrebbe accettare una exit strategy più ridotta a patto che nessuno la confezioni come una marcia indietro. Il nodo Crimea è semplice: Putin la vorrebbe annessa ufficialmente invece che forzosamente tenuta, anche perché da quelle parti lo Zar ha grandi progetti militari che necessitano della legittimità istituzionale e della territorialità assoluta e cristallina. Le dolenti note sono quelle del Donbass: lì se le danno come ossessi il meglio della colonizzazione coatta di Mosca e il peggio del nazionalismo ortodosso ucraino, quello duro e puro “alla serba” per intenderci.

L’imprevisto che non ti aspetti: la mina Donbass e il nazionalismo ucraino

Lì e solo lì le minacce di far scoppiare l’inferno potrebbero diventare inferno vero, perché se Kiev dovesse bastonare i separatisti Mosca interverrebbe contro le truppe più fanatiche dell’Europa continentale e spazio di manovra diplomatico a quel punto ce ne sarebbe davvero poco. Dal canto loro gli Usa ritengono che la Russia attaccherà l’Ucraina entro la fine della settimana mentre Dmitry Polyansky, rappresentante di Mosca all’Onu, parlando a Channel 4 ha sostenuto che non c’è alcun ultimatum fissato per mercoledì: “Ogni giorno impariamo qualcosa di nuovo su di noi e sui piani di attacco, sull’invasione a noi attribuita.

Per noi è sorprendente”. Fra chi è sicuro di un attacco è chi è certo che nessun attacco ci sarà c’è lui, Vladimir Putin, che invece nell’attacco vede ancora uno strumento geopolitico attivo per ottenere risultati. E soprattutto per non perdere la faccia nell’ottenerli.

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