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Russiagate: accusati di frode fiscale due uomini di Trump

Secondo il procuratore speciale Mueller i due hanno intascato fraudolentemente, dal 2010 al 2015, 30 milioni di dollari.

Russiagate

Dopo la questione delle stragi nelle scuole, l’amministrazione di Donald Trump dovrà occuparsi nuovamente delle accuse riguardanti il Russiagate. Questa volta però, il presidente americano centra relativamente poco, in quanto a venir visti come colpevoli sono due ex membri del suo staff. Ebbene sì, le accuse fatte dal procuratore speciale, Robert Mueller, riguardano Paul Manafort , ex capo della campagna di The Donald nei mesi chiave di giugno-agosto 2016, e il ex braccio destro in affari e in politica, Rick Gates.

Russiagate, attacco a Manafort e Gates

E così, mentre il presidente degli Stati Uniti ricorda che queste indagini continuano a ledere le immagini degli Stati Uniti, il procuratore speciale del Russiagate continua le sue indagini, nella speranza di giungere quanto prima ad una conclusione che porti a fare chiarezza sul coinvolgimento russo nelle scorse elezioni politiche.

Intanto, è stato presentato un documento di 42 pagine, dove si parla di 30 milioni di dollari riciclati e dove ci sono 32 nuovi capi d’accusa, che vanno dalla frode fiscale a quella bancaria e che possono costare decenni di carcere.

Come detto in precedenza, le pesanti accuse riguardano due ex uomini chiave dello staff di Donald Trump: Paul Manafort e Rick Gates.

Queste nuove accuse, si vanno ad aggiungere alle 12 di cui i due erano già stati accusati lo scorso ottobre. Ad entrambi vennero contestate le accuse di cospirazione e “riciclaggio di denaro multimilionario” durante il lavoro come lobbisti al servizio del governo ucraino. Bene o male, anche le nuove accuse riguardano lo stesso filone, anche se per il momento non è stata presa in considerazione l’attività svolta durante la campagna elettorale di Trump. Dal canto suo, Manafort è accusato di avere evaso le tasse dal 2010 al 2014 e di avere nascosto i conti bancari che possedeva all’estero.

Le nuove accuse arrivano pochi giorni dopo che, l’avvocato Alex van der Zwaan, che fa parte di uno dei più noti studi legali di New York, si è dichiarato colpevole in una corte federale di Washington.

Proprio per aver mentito al Fbi sui suoi rapporti con Rick Gates.

Nel documento di 42 pagine presentato da Mueller, si legge che Manafort e Gates tra il 2006 e il 2015 hanno agito come “agenti non registrati di un governo straniero e di partito politici stranieri”, in particolare modo, per conto del governo ucraino. Un’ attività in nero che avrebbe consentito ai due ex pilastri dello staff di Trump, di intascarsi decine di milioni di dollari fino a raggiungere circa 75 milioni di dollari. Secondo le indagini portate avanti dal procuratore speciale del Russiagate, grazie all’assistenza di Gates, Manafort sarebbe riuscito a riciclare più di 30 milioni di dollari, reddito che è stato nascosto al Dipartimento del Tesoro e al Dipartimento di Giustizia.

Russiagate: Trump rischia l’impeachment

I continui sviluppi sul caso Russiagate, creano non pochi problemi all’amministrazione repubblicana che con insistenza e forza continua a respingere le varie accuse.

Nonostante ciò, le continue accuse al attuale ed ex staff, potrebbe spingere il presidente Trump a lasciare il proprio incarica. Un caso del genere che accadde precedentemente a Richard Nixon. I paralleli fra le due presidenze si spingono al di là della politica e sono anche economici, con gli esperti che ritengono che, se l’amministrazione Trump dovesse rivelarsi come quella Nixon, e quindi costretta a lasciare, gli investitori devono prepararsi a una correzione del 40%. Almeno per il momento, neanche la scelta del commissario speciale scelto Robert Mueller, da parte di Trump, è servito ad evitare attacchi al presidente americano, che ora dovrà dimostrare anche il suo non coinvolgimento nella frode fiscale portata avanti negli anni da Manafort e Gates.


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