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Siria: la piccola Sahar muore di fame a un mese di vita, vittima di guerra
Esteri

Siria: la piccola Sahar muore di fame a un mese di vita, vittima di guerra

Siria: la piccola Sahar muore di fame a un mese di vita, vittima di guerra

La piccola Sahar muore di fame a un mese di vita: vittima dell'atrocità della guerra in Siria.

Sahar è morta di fame. A meno di un mese di vita, una bambina è morta in Siria, dove c’è la guerra perché non è stata nutrita come avrebbe dovuto essere. Sono quelle notizie terribili, che non ti aspetti, che mai penseresti di leggere o di sentire. Purtroppo, però, è successo davvero e nessuno ha fatto nulla per evitarlo.

È accaduto nella periferia di Damasco, è qui che Sahar Dofdaa è morta a causa di una grave malnutrizione. La piccola, che era nata 30 giorni fa e che pesava meno di 2 kg, è spirata dopo diverse ore di agonia. Era ricoverata nella clinica di Hamouria, nella regione orientale di Ghouta, in Siria. I suoi genitori non avevano abbastanza soldi per comprarle da mangiare.

La mamma di Sahar Dofdaa, a quanto appreso, non aveva lei stessa abbastanza forze per nutrire sua figlia. Malnutrita anche lei, non ha potuto fare nulla per salvare la sua piccola. A raccontare questa terribile storia, avvenuta il 21 ottobre scorso, data in cui la bambina è morta, è stato un fotografo siriano, Amer Almohibany.

L’uomo, ha raccontato la storia di Sahar Dofdaa attraverso le immagini, utilizzando una serie di fotografie pubblicate dall’agenzia di stampa Afp.

Amer Almohibany, giovane fotografo 28enne, ha infatti deciso di girare il mondo e di raccontare, con il suo lavoro e i suoi scatti, le atrocità della guerra.

Sahar

La morte di Sahar

Le foto scattate da Amer Almohibany sono terribili da guardare. Il corpicino di Sarah Dofdaa mostra tutta la sofferenza alla quale la piccola è stata sottoposta. Le gambe sottilissime, il viso scarno, la pelle trasparente attraverso cui si vedono le ossa, gli occhi spalancati. Niente a che vedere con le rotondità e i colori che, solitamente, mostrano altri bambini della stessa età.

Il giovane fotografo, che ha conosciuto la piccola Sarah Dofdaa qualche ora prima che morisse, ha fotografato il suo dolore, ha voluto raccontare la sua terribile storia attraverso le immagini. Un lavoro certamente non facile, non privo di un coinvolgimento diretto che non può che lasciare solchi profondi: “Ho scattato l’immagine nove ore prima che Sahar morisse, ero in imbarazzo di fronte a quel corpicino straziato.”. Queste le parole rilasciate al Corriere, che ha pubblicato alcune delle sue foto.

Il problema, però è che in Siria, paese ancora piegato dalla guerra, la storia di Sarah Dofdaa non è purtroppo un caso isolato.

Ai dati diffusi dall’Unicef, infatti, negli ultimi tre mesi oltre 1.100 bambini hanno sofferto di malnutrizione acuta nella regione a est di Damasco in mano ai ribelli ma assediata dalle forze del regime.

La guerra in Siria, sebbene Al Qaeda sembrebbe essere stata arginata, ha comportato per i civili terribili sofferenze e difficoltà notevoli di sussistenza. I cittadini, infatti, rimangono anche per mesi interi senza cibo. Il risultato è che oltre 3.5 milioni di persone in Siria soffrono di malnutrizione. Ciò che è capitato ai genitori della piccola Sarah Dofdaa, che, malnutriti anche loro e senza mezzi economici, non sono riusciti a comprare il latte per la loro bambina.

La guerra in Siria

La guerra in Siria, che ha avuto inizio nell’aprila del 2011 a partire dalle con le prime dimostrazioni pubbliche contro il governo centrale, parte del contesto più ampio della primavera araba, per poi svilupparsi in rivolte su scala nazionale e quindi in una guerra civile nel 2012; il conflitto è ancora in corso.

Le iniziali proteste hanno l’obiettivo di spingere alle dimissioni il presidente Bashar al-Assad ed eliminare la struttura istituzionale monopartitica del Partito Ba’th. Col radicalizzarsi degli scontri si aggiunge con sempre maggiore forza una componente estremista di stampo salafita che, anche grazie agli aiuti di alcune nazioni sunnite del Golfo Persico, si pensa possa aver raggiunto il 75% della totalità dei combattenti. Tali gruppi fondamentalisti hanno come principale obiettivo l’instaurazione della Shari’a in Siria.

© Riproduzione riservata

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