Salerno: partorisce in bagno e nasconde il feto in un secchio
Salerno: partorisce in bagno e nasconde il feto in un secchio
Cronaca

Salerno: partorisce in bagno e nasconde il feto in un secchio

Una giovane nigeriana soccorsa dal 118 per un malore. Una volta in ospedale l'amara scoperta dei medici

Ha partorito e poi abbandonato il feto in un secchio coperto da un telo. É successo al centro migranti di Auletta, situato in provincia di Salerno. La donna, una nigeriana di 25 anni è stata denunciata per infanticidio e per occultamento di cadavere.

La scoperta dopo l’intervento dei sanitari

La scoperta è avvenuta dopo che i sanitari erano intervenuti sul posto per soccorrere la ragazza che accusava un malore. La giovane è stata quindi portata in ospedale di Salerno, dove i medici hanno potuto accertare l’avvenuto parto. Parto del quale la giovane aveva cercato di tenere all’oscuro sia i soccorritori del 118 che i medici in ospedale.

Intervenuti i Carabinieri, hanno avviato le ricerche del bambino nei dintorni del centro di accoglienza, per ritrovarlo nei dintorni della struttura, appunto in un secchio, e ricoperto di plastica.

L’esame autoptico sul bambino dovrà chiarire quali siano state le cause della morte.

Il dramma delle donne migranti

Come ormai sappiamo, le donne che decidono di intraprendere il viaggio verso L’Europa, e che dai paesi dell’Africa centrale arrivano sulle coste libiche, vivono diversi mesi, quando non anni, come schiave, vendute e rivendute dai trafficanti del paese nordafricano.

Periodi di schiavitù in cui subiscono costanti stupri, che portano come inevitabili conseguenze delle gravidanze.

Gravidanze che condannano le madri a convivere per sempre con le conseguenze fisiche e psicologiche di quegli abusi. Un gesto tragico quindi, che apre uno squarcio sulle condizioni psicologiche di questa donna, e delle molte altre che condividono la sua storia. Che molto spesso lasciate da sole, senza la possibilità di ricevere le cure dovute alle vittime di tali atrocità, devono affrontare da sole il proprio passato. Che nel caso di gravidanze causate da stupri, è destinato a non passare mai veramente.

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