Salute, amici e parenti allungano la vita
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Salute, amici e parenti allungano la vita

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Nuova scoperta nel mondo della medicina: avere molte relazioni sociali fa bene alla salute. A confermarlo, vi sono numerosi studi

Nuovo studio conferma che circondarsi di amici e parenti e avere una sana vita sociale può fare bene alla salute. La solitudine, invece, è dannosa non solo per la mente, ma anche per il fisico. La direzione che sta prendendo la nostra società però è sempre più volta all’individuo che alla comunità e questo potrebbe essere deleterio per la nostra salute.

Avere relazioni sociali fa bene alla salute

Sono sempre di più gli studi che confermano che stare insieme a altre persone e avere molte relazioni sociali faccia bene alla salute. La solitudine e l’isolamento sono, invece, deleteri e dovrebbero essere eliminati, limitandoli al minimo indispensabile per avere un po’ di spazio personale.

In particolar modo, due studi della Brigham Young University (nello Utah) si sono concentrati sul problema. I risultati sono stati presentati alla conferenza annuale dell’American Psychological Association. I ricercatori del primo studio hanno analizzato 148 ricerche, con il coinvolgimento di ben 300.000 persone, e hanno concluso che una più vasta rete sociale riduce del 50% il rischio di morte prematura.

Nella seconda analisi, la professoressa di psicologia Julianne Holt-Lunstad ha incrociato i risultati di 70 ricerche per un totale di 3,4 milioni di persone e ha calcolato l’impatto sul benessere fisico di tre variabili: solitudine, isolamento e vivere da soli.

Tutti e tre sono risultati pericolosissimi, ai livelli dell’obesità.

Un altro studio dell’università di Harvard, svolto l’anno scorso, a concluso che non avere amici ha come conseguenza l’attivazione della modalità “fight or flight”, che causerebbe un aumento dei livelli del fibrinogeno. Tuttavia, un’eccessiva presenza di questa proteina alza la pressione sanguigna e causa la formazione di depositi di grasso nelle arterie. L’isolamento è associato anche a una probabilità del 30% di avere infarti e ictus, ai livelli di chi, quindi, soffre di obesità o di dipendenza dal fumo di sigaretta.

Fontana si esprime a riguardo degli studi

Su questo tema, si sarebbe espresso anche Luigi Fontana, professore di Medicina e Nutrizione all’università di Brescia e di Washington e autorità mondiale nel campo degli studi sulla longevità.

“Sta diventando un problema serio, che dovrebbe essere al centro delle politiche sociali dei governi. Le popolazioni più longeve sono quelle molto spirituali e che hanno un forte senso sociale.

La nonna bada al nipotino, il figlio o la figlia vanno al lavoro tranquilli, gli anziani non vengono abbandonati. Un po’ com’era l’Italia cinquant’anni fa. Adesso invece siamo sempre più soli, stiamo diventando come gli anglosassoni”.

Continua sostenendo: “Non a caso la mortalità prematura nelle persone felicemente sposate è minore che in quelle non coniugate. E il rischio di morte raddoppia nel primo mese successivo alla morte del coniuge”.

“Si è visto, per esempio, che il benessere psicologico che proviamo quando ci sentiamo amati influenza positivamente la risposta del nostro sistema immunitario contro le infezioni e riduce l’infiammazione – spiega, in seguito, l’esperto – Parte degli effetti avversi associati all’isolamento sembrerebbero essere legati allo stress psicologico e alla depressione, che sono potenti fattori di rischio per l’infarto del miocardio e l’ictus cerebrale. Lo stress psicologico e la depressione, infatti, aumentano l’infiammazione e stimolano il sistema catecolaminergico, che di riflesso causa un aumento della pressione arteriosa e della frequenza cardiaca”.

Chi ha più relazioni sarebbe, quindi, anche più predisposto a vivere a lungo.

Che dire, quindi: valutate con attenzione i vostri rapporti sociali e cercate di non isolarvi.

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