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Cellulare e tumore al cervello, l’ISS: “Nessuna prova scientifica”

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I ricercatori dell'Istituto Superiore di Sanità frenano sulla sentenza di Torino secondo cui il cellulare sarebbe causa di tumore al cervello.

cellulare tumore testa

La Corte d’Appello di Torino ha confermato la sentenza di primo grado emessa nel 2017 (relativa alla vicenda del dipendente di Telecom Italia colpito da neurinoma del nervo acustico) secondo la quale il cellulare può provocare un tumore al cervello. La sentenza è arrivata anche se nell’Estate del 2019, un rapporto dell’Istituto Superiore di Sanità, Arpa Piemonte, Enea e Cnr-Irea non aveva dato conferme circa l’aumento di neoplasie legato all’uso del cellulare.

ISS: “Non ci sono prove”

“L’ipotesi che l’uso prolungato del cellulare possa causare un tumore al cervello non è fondata su base scientifica“, frena l’ISS. A commentare la la sentenza di Torino è stato lo stesso primo ricercatore Alessandro Vittorio Polichetti, ricordando il rapporto stilato nel 2017 e sottolineando che da allora “anche le successive evidenze non hanno fatto altro che confermare questa impostazione”.

Lo conferma anche l’Airc, che sul proprio sito web sottolinea che “le prove disponibili non sono sufficienti per affermare che vi sia un nesso, in particolare per i cellulari di nuova generazione”.

Solo in alcuni studi relativi al neurinoma e al glioma è stato riscontrato “un lieve aumento di rischio”.

Cellulare provoca tumore al cervello?

I giudici di Torino hanno confermato che la malattia che ha colpito Roberto Romeo è strettamente collegata al frequente utilizzo del telefono da parte del lavoratore, il quale poteva usarlo anche quattro o cinque ore al giorno.

Gli avvocati Stefano Bertone e Renato Ambrosio hanno così commentato la vicenda: “Una sentenza storica. Come quella di Ivrea, la prima al mondo a confermare il nesso causa-effetto tra il tumore e l’uso del cellulare”. I legali continuano dicendo come la loro sia una battaglia di sensibilizzazione. “Manca informazione, eppure è una questione che interessa la salute dei cittadini” concludono “Basta usare il cellulare 30 minuti al giorno per otto anni per essere a rischio”.

Anche Roberto Romeo ha voluto dire due parole dopo la sentenza: “Sulle scatole dei cellulari bisognerebbe scrivere: ‘Se non usato correttamente, nuoce gravemente alla salute’.

Ecco cosa servirebbe. La sentenza di oggi contribuisce all’informazione sul tema e la questione riguarda anche i bambini. Anche loro sempre più utilizzano i cellulari. Lo Stato non sta informando, anzi”.

Nato a Magenta (MI), classe 1984, è laureato magistrale in Teoria e Metodi per la Comunicazione presso l'Università Statale di Milano. Prima di collaborare con Notizie.it, ha scritto per ChiliTV, That's All Trends e Ultima Voce.


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Alberto Pastori

Nato a Magenta (MI), classe 1984, è laureato magistrale in Teoria e Metodi per la Comunicazione presso l'Università Statale di Milano. Prima di collaborare con Notizie.it, ha scritto per ChiliTV, That's All Trends e Ultima Voce.

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