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Coronavirus in Lombardia, l’esperto: “Possibili focolai non visti”

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Il Coronavirus, comparso in Cina, potrebbe già essere in Lombardia.

Coronavirus, quarantena per chi arriva da Lombardia e Veneto
Coronavirus, quarantena per chi arriva da Lombardia e Veneto

Dalla Cina il coronavirus è arrivato in Lombardia. La malattia era già stata registrata in Italia, con i primi contagiati (un coppia cinese e un ricercatore italiano) ricoverati all’Ospedale Spallanzani di Roma. Tuttavia la situazione potrebbe essere addirittura più grave rispetto a quello che si poteva pensare. Venerdì 21 febbraio sono risultate positive ai test sei persone nell’area di Codogno e Castiglione d’Adda, in provincia di Lodi. L’uomo si era visto nelle settimane precedenti con un altro amico cinese (asintomatico) rientrato dalla sua terra d’origine.

L’incontro si è verificato una ventina di giorni prima del ricovero.

Coronavirus in Lombardia

La vicenda è stata commentata dal professor Fabrizio Pregliasco, virologo presso il Dipartimento Scienze biomediche per la salute dell’Università degli Studi di Milano. “Il caso italiano inizia a far pesare la problematica anche nel nostro Paese” ha dichiarato il medico. “Diciamo che è una situazione che ci si aspettava. Come si è visto dei soggetti che sono arrivati da Wuhan sono ‘sfuggiti’ alle maglie del controllo. Ma questo è naturale. Quell’azione che si è fatta (il blocco dei voli, ndr) ha cercato di limitare questa possibilità, il numero di contatti.

Ovviamente i viaggi bloccati erano quelli diretti. Tutti quelli indiretti sono stati possibili. È possibile che ci siano dei piccoli focolai non visti, nascosti dall’influenza, che coinvolgono persone arrivate dalla Cina nel primo momento, nella finestra in cui non è stata fatta la segnalazione. Quindi questi inconsapevoli sono arrivati e magari hanno infettato qualcun altro. Stiamo purtroppo vedendo che questo virus, conoscendolo meglio, può essere diffuso anche da soggetti con una sintomatologia banale o quasi nessuna sintomatologia, quindi questi piccoli focolai li dobbiamo considerare. Magari ne verranno fuori anche altri”.

E ancora: “Il contagiato ha avuto diversi contatti con dei cinesi. Quindi si tratta di stabilire la catena e capire chi è stato davvero a passarglielo. Può darsi che magari qualcuno che è stato in Cina ha incontrato questo amico cinese o magari una persona che è stata in Cina e ha incontrato altri che sono entrati in contatto con lui.

Insomma, una catena di Sant’Antonio. Lui non è stato il primo ad aver avuto questa sfortuna. Magari c’è un micro-focolaio, con più soggetti, e lui potrebbe essere il secondo o il terzo di una catena, appunto”.


La Lombardia è in pericolo?

Ciò che molti si stanno chiedendo adesso e se si rischia o meno una propagazione del virus nel resto della Lombardia e magari in tutta Italia. Il professore risponde: “In Germania, in Francia e anche in Inghilterra è successo che c’è stato magari l’esempio di un super-spreader (come l’uomo d’affari britannico Steven Walsh, ndr) che è stato a Shanghai, poi è andato in vacanza in Francia in uno chalet e ha infettato altre tre persone, poi è andato nel pub dove vive e ne ha infettati altre due, poi anche il medico che l’ha visitato.

In tutto possono essere una decina di persone. Quindi è possibile che questo caso metta in evidenza quello che noi chiamiamo un cluster, un piccolo focolaio. Questa situazione evidenzia come dobbiamo attrezzarci e utilizzare e aggiornare dei piani pandemici, cioè quegli aspetti organizzativi che già a livello italiano – per tutte le singole ASL – si possedevano per l’influenza aviaria, per l’H1N1, e che devono essere ‘ripresi dai cassetti’ e considerati per far fronte a questa situazione ulteriore”.

Nato il 18 luglio del 1990, vive a Cassina de' Pecchi. Si è laureato in Storia per seguire la propria voglia di conoscere il passato, ho iniziato l'attività giornalistica per analizzare il presente e le sue innumerevoli contraddizioni. Collabora con Metropolis Notizie e Notizie.it.


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Mattia Pirola

Nato il 18 luglio del 1990, vive a Cassina de' Pecchi. Si è laureato in Storia per seguire la propria voglia di conoscere il passato, ho iniziato l'attività giornalistica per analizzare il presente e le sue innumerevoli contraddizioni. Collabora con Metropolis Notizie e Notizie.it.

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