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I tre tipi di Coronavirus nel mondo: come è mutato

Sono tre i tipi di coronavirus nel mondo: uno studio anglo-tedesco evidenzia come è cambiato e si è diffuso.

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I tre tipi di coronavirus nel mondo: come è mutato e si è diffuso

Nel mondo ci sono tre tipi di coronavirus: è quanto emerge da uno studio effettuato da un team di ricerca internazionale guidato da scienziati dell’Università di Cambridge, Regno Unito, che hanno collaborato a stretto contatto con i colleghi dell’Istituto di Genetica Forense di Münster, Germania, del Lakeside Healthcare Group at Cedar House Surgery, del Fluxus Technology Limited di Colchester e dell’Institute of Clinical Molecular Biology ‘Christian Albrecht ‘ dell’Università di Kiel.

Gli studiosi hanno creato una ‘rete genetica’ del Sars-CoV-2 grazie al sequenziamento genetico dei genomi virali estratti da campioni biologici di pazienti infettati dal coronavirus SARS-CoV-2. Così, dunque, gli scienziati hanno ricreato un albero genealogico del patogeno emerso in Cina alla fine dello scorso anno. Questa analisi, dunque, mostra come il conoravirus responsabile della Covid-19 si è suddiviso in tre tipi simili fra loro (Tipo A, Tipo B e Tipo C) sulla base delle mutazioni presenti e in che modo si è distribuito nel mondo.

Questa analisi è il risultato del sequenziamento di 160 genomi virali estratti da pazienti di tutto il mondo, in cura tra il 24 dicembre 2019 e il 4 marzo 2020.

I tre tipi di coronavirus nel mondo

I dettagli della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista “Proceedings of National Academy of Sciences”. Il primo tipo di coronavirus evidenziato è di “Tipo A”: molto somigliante ai coronavirus trovati nei pipistrelli del genere Rhinolophus e nei pangolini, rispettivamente la specie ‘fonte’ originale e l’ospite intermedio che probabilmente hanno permesso il salto di specie del patogeno da animale a uomo. È stato rilevato in pazienti di Wuhan (sia cinesi che americani che vivevano lì) e australiani, ma curiosamente non si tratta del più diffuso in Cina.

In terra orientale, infatti, il più diffuso è il coronavirus di “Tipo B“: derivato direttamente dal Tipo A presenta due mutazioni di differenza. Questa variante non sembra essersi diffusa fuori dalla Cina.

Discorso diverso per il terzo tipo di coronavirus, quello di “Tipo C”: questa forma è stata osservata soprattutto in Europa, nei primi pazienti italiani, francesi, britannici. Il Tipo C, derivato dal Tipo B, è stato rilevato anche in altri Paesi e città autonome asiatiche, come Singapore, Hong Kong e Corea del Sud, ma non nella Cina continentale. Negli Stati Uniti, invece, ci sono pazienti con tutte e tre le tipologie di coronavirus. Il professor Forster, a capo del team di ricerca, in una nota stampa diffusa dall’Università di Oxford ha evidenziato come: “L’analisi della rete filogenetica ha il potenziale per aiutare a identificare le fonti di infezione della COVID-19 non documentate, che possono poi essere messe in quarantena per contenere l’ulteriore diffusione della malattia in tutto il mondo”.

Come si è diffuso in Italia

Per quanto riguarda il coronavirus in Italia – stando a quanto evidenziato dagli scienziati inglesi e tedeschi – una delle prime introduzioni del virus in Italia è arrivata attraverso la prima infezione tedesca documentata il 27 gennaio. Si tratterebbe, appunto, di un caso registrato tra il personale di un’azienda a Monaco di Baviera, dopo l’incontro con una donna d’affari proveniente da Shanghai. Un’altra principale via di infezione in Italia, invece, è stata trovata correlata al ‘cluster di Singapore’.

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