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Coronavirus, contagio possibile parlando secondo uno studio Usa

Una ricerca americana dimostra come il contagio da Coronavirus sia possibile anche solo parlando, senza mascherina.

Coronavirus, parlando può avvenire il contagio
Anche parlando è possibile il contagio da Coronavirus, lo dimostra uno studio Usa.

Il contagio da Coronavirus potrebbe avvenire anche parlando, attraverso l’espulsione di piccole goccioline di saliva, piuttosto che solo tramite tosse e starnuti. L’agghiacciante notizia l’ha diffusa un team di ricercatori americani del National Institutes of Health, Usa, che lo ha dimostrato attraverso un video.

Il contagio può avvenire parlando

Per la dimostrazione pratica e visiva è stato impiegato uno degli studiosi, al quale hanno chiesto di parlare prima senza e poi con indosso una mascherina.

Nel mentre, si spegne la luce e un laser di colore verde rileva la quantità di saliva che questi espelle nell’atto. Risultano evidenti tantissimi piccoli punti che si proiettano di fronte a lui, potenziali veicoli di contagio da Coronavirus.

Quando il ragazzo indossa una mascherina, invece, l’emissione di queste micro particelle si riduce del tutto grazie al dispositivo di protezione individuale. Nonostante questi pronunci diverse volte la parola “Stay healty”, in inglese “Resta in salute”, con una certa enfasi, il risultato non cambia.

Coronavirus: meglio indossare la mascherina

Non si parla di una mascherina speciale, come le ffp2 o 3, ma di un semplice modello di tipo chirurgico o anti polline ad effetto contenitivo.

La ricerca è stata poi pubblicata sulla rivista specializzata New England Journal of Medicine: “Abbiamo scoperto che quando le persone parlano senza mascherina indosso, si generano numerose goccioline che vanno da 20 a 500 micron”, scrivono gli studiosi.

Essendo la dimensione delle micro particelle molto differente, queste possono ospitare virus infettivi facilmente. Le più grandi cadono rapidamente a terra, mentre le più piccole possono disidratarsi e rimanere nell’aria, hanno spiegato i ricercatori. Queste, infine, si comportano come un aerosol e possono quindi espandere l’estensione spaziale delle particelle infettive.

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