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Quarantena, la noia fa bene ai bambini: parola di psicologo

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In tempi di quarantena in molti temono la noia dei bambini: ci sono psicologi che, però, sono favorevoli a questo atteggiamento.

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Quarantena, la noia nei bambini fa bene: parola di esperta

In tempi di quarantena in molti temono per i più piccoli: i bambini soffrono la noia di dover stare sempre a casa. Le scuole chiuse ne sono una conseguenza e – decreti alla mano – in classe non si tornerà prima del prossimo settembre.

Perciò, in tanti si chiedono se questa soluzione non rischi di essere controproducente per la salute e la crescita dei bambini. Ebbene, secondo alcuni psicologi è esattamente il contrario: la noia nei bambini fa bene. A ribadirlo è la dottoressa Brunella Gasperini che, nei mesi scorsi, ha realizzato uno studio in merito (pubblicato su La Repubblica). Oggi più attuale che mai a causa delle limitazioni dovute al coronavirus. “Sembra un paradosso, ma in questi giorni di reclusione forzata – scrive la psicologa – possiamo rendere i nostri figli più sereni donando loro un po’ di noia, oltre ai giochi.

Salviamoli dallo tzunami sensoriale ed emotivo scatenato da oggetti sonori, schermi lampeggianti,joystick colorati, proposte, offerte, intrattenimenti, svaghi, richieste”.

La noia fa bene ai bambini

Secondo Brunella Gasperini, infatti, lo stimolo alla continua eccitazione per eventi nuovi porta i bambini a essere: “Svuotati e nervosi.

Ci impegniamo così tanto per renderli felici, ma sembra quasi non siano pronti a metabolizzare troppi stimoli, spesso non dimostrano nemmeno interesse per gli oggetti che ricevono”. La dottoressa sa benissimo che termini come ‘mi annoio’ allarmano oltremodo i genitori: “Ci si sente in dovere di rispondere immediatamente perché pensiamo che lasciarli annoiare è un po’ come trascurarli. Li vogliamo liberare dalla noia che noi stessi temiamo”.

La soluzione più comoda e rapida è: “La tecnologia che sembra necessaria per fare più cose, imparare, comunicare e vivere di più.

Poi però ci lamentiamo perché i bambini non sanno stare sulle cose, sono incapaci di stare fermi, di rimanere attenti, di aspettare, di approfondire, di tollerare frustrazioni”. Invece, la noia e i conseguenti tempi vuoti hanno immenso valore secondo la Gasperini: “Dobbiamo capire che è meglio abbassare i toni, smorzare gli stimoli, incontrare il nulla di tanto in tanto. Non lasciamo che sia sempre il mondo esterno a fornire eccitazione e novità”.

Anche perché lo stato di noia non equivale: “A depressione o apatia ma uno stato mentale specifico molto generoso, offre l’occasione ad alcune parti ‘dormienti’ del nostro cervello di accendersi con idee, immagini, intuizioni che altrimenti perderemmo”.

Il valore della noia

Per la psicologa Brunella Gasperini la mancanza di cose da fare nei bambini, a volte, può essere importante perché: “Spinge ad impegnarsi e attingere dentro di sé in senso creativo, immaginativo ma anche conoscitivo, trasformativo. Una programmazione eccessiva, suggeriscono le ricerche, impedisce ai bambini di scoprire ciò che li interessa veramente. Gli studi dimostrano invece che la noia facilita la soluzione di compiti creativi. Una mente costruttivamente annoiata è pronta a scoprire, a creare, a immaginare, non è un cervello intorpidito!”

Anche perché la noia porta a creare uno spazio: “Dove creare l’opportunità di sentire cosa proviamo, di collegarci con le emozioni, di prenderne confidenza. Fa crescere il senso di sé. Aiuta a consolidare la relazione con noi stessi, ad evitare il disagio stando soli, a sentire che non c’è bisogno di cercare distrazione o compagnia per forza, che Se stesso è un posto dove stare bene”.

Nato a Reggio Calabria il 13 maggio del '93 con due passioni: lo sport e il giornalismo. Laureato in Comunicazione Pubblica e di Impresa a La Statale di Milano, ha ricoperto il ruolo di content editor per testate giornalistiche generaliste e a indirizzo sportivo del network Tmw. Ha ricoperto il ruolo di social media per le pagine di UrbanPost e LuxGallery. Appassionato di cinema e moda, ha preso parte alla Mostra del Cinema di Venezia 2016 e al Pitti Uomo edizioni 2017 e 2018. In ambito politico, ha seguito la campagna elettorale del Referendum 2016 grazie al soggiorno presso la città di Firenze


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Antonino Paviglianiti

Nato a Reggio Calabria il 13 maggio del '93 con due passioni: lo sport e il giornalismo. Laureato in Comunicazione Pubblica e di Impresa a La Statale di Milano, ha ricoperto il ruolo di content editor per testate giornalistiche generaliste e a indirizzo sportivo del network Tmw. Ha ricoperto il ruolo di social media per le pagine di UrbanPost e LuxGallery. Appassionato di cinema e moda, ha preso parte alla Mostra del Cinema di Venezia 2016 e al Pitti Uomo edizioni 2017 e 2018. In ambito politico, ha seguito la campagna elettorale del Referendum 2016 grazie al soggiorno presso la città di Firenze

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