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L’isolamento a causa del coronavirus provoca danni neurobiologici

Il coronavirus provoca danni sulla salute delle persone, danni economici, ed infine anche neurobiologici: è sicuro il professor Enzo Soresi.

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Il coronavirus potrebbe provocare anche danni neurobiologici. Lo stare isolati, senza contatti con le persone e l’impossibilità di vivere a pieno emozioni causerebbe delle “lesioni” al nostro cervello. A sostenere questa tesi anche il professor Enzo Soresi, chirurgo specializzato in oncologia polmonare, dopo una lunga carriera al Niguarda di Milano, si è appassionato per la neurobiologia e la medicina integrata.

Il coronavirus potrebbe causare danni neurobiologici

Secondo il professore l’isolamento farebbe male al nostro cervello. Lo stesso Soresi è stato dimesso dal San Gerardo di Monza dopo essere risultato positivo al coronavirus.

“Da un punto di vista dei rimbalzi a livello neuroendocrino – racconta il dottore a Il Giornalec’è uno stress emotivo di difficile percezione, indotto anche dal bombardamento di informazioni. Se l’isolamento durasse troppo a lungo pagheremmo danni neurobiologici importanti per la mancanza di relazioni, per l’ impossibilità di abbracciarci, di toccarci, di scambiare informazioni: noi viviamo di emozioni, sostenute da una serie di algoritmi nel cervello, che vanno rispettati e, se le perdiamo, siamo penalizzati a livello biologico”.

Il processo avviene “con lo stress – continua Soresi – che porta all’ aumento del cortisone serico e, quindi, a uno stato di infiammazione cronico. Io stesso, in otto anni, sono passato da uno stato di infiammazione alto a uno basso, grazie alla dieta e all’ attività fisica quotidiana; ed è così che ho potuto affrontare la malattia in una condizione di infiammazione ridotta, e guarire, nonostante i miei ottant’anni. La vecchiaia è perdita di muscolo e infiammazione”.

In isolamento lo stress aumenta di molto: “Certo: sono in isolamento, bombardato da informazioni che creano ansia, non posso neanche camminare… Lo stress cronico mi infiamma ancora di più”. Il sentire silenzio e sirene: “Crea stress emotivo, attraverso l’ udito. È la biologia delle emozioni”. Il senso più penalizzato però è il tatto: “L’impossibilità di toccarsi e condividere pesa soprattutto per noi italiani, che stiamo insieme molto fisicamente. Il nostro organismo ha dei recettori periferici che entrano in contatto con le strutture più profonde del nostro cervello: è per questo motivo che le stimolazioni tattili, come nello shiatsu o nella terapia craniosacrale, si trasmettono a tutto il nostro corpo e ci rilassano così profondamente. Le situazioni di dolore del corpo sono spesso legate a conflitti emotivi non liberati”.

Uno studio cinese confermerebbe la diffusione del coronavirus negli spazi chiusi.

Nato a Milano nel 1999, si è diplomato in informatica e telecomunicazioni, studia scienze internazionali e istituzioni europee all'Università degli Studi di Milano. Collabora con Notizie.it e Il Giorno.


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Federico Dedori

Nato a Milano nel 1999, si è diplomato in informatica e telecomunicazioni, studia scienze internazionali e istituzioni europee all'Università degli Studi di Milano. Collabora con Notizie.it e Il Giorno.

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