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Coronavirus, perchè colpisce alcuni Paesi più di altri?

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Il coronavirus si sviluppa di più in alcune zone rispetto ad altre. Gli scienziati americani provano a dare una spiegazione elencando 4 fattori.

coronavirus paesi

Il coronavirus ha colpito i Paesi di tutto il mondo ma la distribuzione dell’epidemia non è stata la stessa su tutto il pianeta. Da cosa dipende? Gli esperti hanno individuato 4 cause.

Coronavirus, aumenta in alcuni Paesi: perchè?

Dalla Cina passando per l’America, tutta l’Europa fino alle foreste amazzoniche. Il coronavirus è davvero arrivato ovunque, ma non allo stesso modo. Nella Repubblica Dominicana, ad esempio, i casi positivi sono stati 8 mila mentre ad Haiti, sulla stessa isola, solo 85. L’Indonesia è stata duramente colpita dal Covid-19, eppure la confinante Malesia ha registrato solo pochi morti.

La stessa discrepanza si nota anche nelle grandi metropoli come Parigi, Londra e New York, quest’ultime hanno registrato un’impennata di casi, rispetto a Bangkok e New Delhi che, nonostante siano superaffollate hanno registrato un minor numero di morti.

E poi c’è l’Italia che continua a registrare casi positivi ma sullo stesso suolo italiano si notano differenze di distribuzione della malattia.

Lo studio del fenomeno

Gli scienziati, nonostante i dati che arrivano dai censimenti per una pandemia siano imprecisi, hanno iniziato a studiare il fenomeno per vedere se si può risalire ad una causa scatenante in un Paese rispetto ad un altro.

In America decine di esperti di malattie infettive, tra cui epidemiologi, virologi di diverse aree del mondo hanno collaborato per trovare una spiegazione a questa distribuzione diversificata nelle aree geografiche. Dall’indagine sono emersi condizionamenti dovuti a 4 fattori in particolare:

  • caratteristiche demografiche
  • abitudini culturali
  • ambiente
  • governi.

La distribuzione della popolazione

Le popolazioni meno colpite dal coronavirus sono le più giovani. I medici hanno notato che il coronavirus si presenta con sintomi lievi tra i più giovani.

Il decorso, rispetto ad una persona anziana, è più veloce.

Per esempio, in Africa sono stati contati 50mila casi di coronavirus. Nonostante il numero spaventi, è contenuto per una popolazione intorno all’1,3 miliardi di persone. L’Africa è il continente più giovane, con il 60% di abitanti sotto i 25 anni.

C’è sempre l’eccezione che conferma la regola, come in Giappone, il paese più anziano del mondo ma con un tasso di mortalità tra i più bassi.

Ovviamente il numero è variabile perché, i dati vengono aggiornati costantemente e quindi, nel tempo potrebbero aumentare i numeri.

La cultura

Un altro aspetto legato alla diffusione del coronavirus è quello che riguarda le abitudini sociali. Anche il saluto può condizionare il contagio. In Giappone e Corea del Sud ci si saluta già da lontano, come in India ma non in Medio Oriente, non a caso con un alto numero di contagi. Qui il saluto avviene con una stretta di mano. Lo stesso vale per i Paesi europei e gli Usa.

A questo va aggiunto il fattore turismo, con un’interazione tra i popoli ed il commercio. Per i Paesi con meno turismo ed apertura verso gli altri Stati si sono registrati meno casi di Covid-19. È il caso di Venezuela, Libia, Libano, Iraq e Siria.

Anche gli scarsi trasporti, i servizi pubblici, paradossalmente, hanno favorito la non diffusione dell’epidemia, in quanto riducono la possibilità di contatto tra le persone.

Ambiente

L’epidemia è iniziata nelle stagioni più fredde, sia in Italia e Stati Uniti mentre, nelle zone più calde, come Guyana e il Ciad è rimasto assente con le elevate temperature. Gli esperti non credono che con l’arrivo del caldo si ridurrà il virus, in quanto si tratta di un’epidemia estremamente contagiosa che non può allentarsi con le alte temperature così facilmente.

Il contagio, però, può essere ridotto in estate perché si tendono a frequentare posti all’aperto, meno ambienti chiusi e si usano mezzi individuali come la bici.

Le scelte dei governi

Le misure prese dai governi sono un altro fattore che può condizionare il coronavirus. Le restrizioni più severe come in Grecia e Vietnam hanno fatto si che venissero ridotti i contagi. Sin da subito è stato adottato il distanziamento sociale.

Anche la Sierra Leone e l’Uganda hanno iniziato a tenere sotto controllo la temperatura dei passeggeri una volta arrivati in aereoporto, già prima degli Stati Uniti, imponendo anche l’uso delle mascherine. Ruanda e Senegal hanno chiuso i confini ed indetto un coprifuoco, riuscendo, proprio come i paesi già citati, a contenere i contagi.

Nella diffusione del contagio le restrizioni e la chiusura delle attività commerciali hanno avuto un ruolo fondamentale, nonostante abbiano influito molto sull’economia. Anche in questo caso la risposta migliore arriva da quei paesi che hanno ammortizzatori sociali ed assistenza sanitaria universale.

Per questo, gli esperti credono che un modo per affrontare la pandemia sia alternare periodi di lockdown ad aperture, per dare modo alle aziende di respirare. Questo almeno per un anno fino a che non sarà sviluppato un vaccino.

Il fattore a “sorpresa”

Oltre ai fattori elencati ne esiste anche un altro che ha permesso la diffusione maggiore in paesi europei come Spagna, Francia, ed anche oltre l’Europa, negli Stati Uniti. Si tratta di un elemento del tutto imprevedibile: il caso.

Esistono centinaia di occasioni per cui un uomo, in un determinato contesto, ad esempio un concerto, riesce ad innescare una catena di contagi. Lo stesso potrebbe succedere con una nave da crociera ed una messa.

Questo è successo nella Corea del Sud: una donna di 61 anni partecipò ad un evento religioso a Daegu senza sapere che fosse positiva al Covid-19. Se fosse rimasta a casa non avrebbe contagiato decine di persone che a loro volta hanno contagiato centinaia di altre persone.

Restano ancora molti punti interrogativi sul coronavirus che solo il tempo potrà svelare, grazie al lavoro degli scienziati che si stanno muovendo anche per studiare la presenza di ceppi più contagiosi in alcune zone del mondo. Ma non solo, il loro mira anche ad accertare quali siano, con certezza, i fattori scatenanti del coronavirus.

Vive a Castellammare di Stabia in provincia di Napoli. Ha una laurea in arti visive, musica e spettacolo, un master in giornalismo e comunicazione ed uno in organizzazione e promozione di Festival ed eventi musicali. Ha studiato canto e pianoforte, incidendo un album e partecipando a premi nazionali come il Premio Mia Martini. Appassionata di spettacolo, televisione e musica italiana, da anni segue il Festival di Sanremo nonché manifestazioni sul territorio concernenti le arti visive.


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Annalibera Di Martino

Vive a Castellammare di Stabia in provincia di Napoli. Ha una laurea in arti visive, musica e spettacolo, un master in giornalismo e comunicazione ed uno in organizzazione e promozione di Festival ed eventi musicali. Ha studiato canto e pianoforte, incidendo un album e partecipando a premi nazionali come il Premio Mia Martini. Appassionata di spettacolo, televisione e musica italiana, da anni segue il Festival di Sanremo nonché manifestazioni sul territorio concernenti le arti visive.

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