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Coronavirus, asintomatici non contagiano: lo studio

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Uno studio rivelerebbe che gli asintomatici non sono un pericolo perché non mischiano il coronavirus. Per gli esperti italiani nessuna distensione.

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Tra i malati di coronavirus ci sono degli asintomatici che non contagiano? Uno studio vuole dimostrare che i positivi di covid-19 che non presentano nessun segno della malattia non sono un pericolo per gli altri. Ma è vero? In Italia resta l’allerta per i malati.

Coronavirus, asintomatici non contagiosi: è vero?

La fase 2 del coronavirus, se da un lato fa tirare un sospiro di sollievo per la diminuzione dei contagi, dall’altro mette in allarme gli esperti del settore che si trovano ancora ad affrontare un grande problema: i contagiati fantasma, più comunemente conosciuti come asintomatici.

Uno studio denominato “A study on infectivity of asymptomatic SARS-CoV-2 carriers” di otto scienziati cinesi ha cercato di dimostrare che proprio gli asintomatici non sarebbero un pericolo per gli altri, in quanto non sono in grado di trasmettere la malattia.

L’esperimento

Per lo studio 455 persone sono state esposte al portatore asintomatico, una donna risultata positiva all’ospedale di Guangdong.

I pazienti sono stati divisi in 3 gruppi: 35 pazienti, 196 membri della famiglia e 224 membri del personale ospedaliero. Durante l’esperimento, durato quattro giorni e quello per i familiari di cinque giorni, le malattie cardiovascolari hanno rappresentato il 25% tra le malattie originali dei pazienti. Durante la quarantena, sette pazienti più un membro della famiglia hanno manifestato nuovi sintomi respiratori, dove la febbre era la più frequente. L’emocromo nella maggior parte dei contatti rientrava in un intervallo normale.

Tutte le immagini CT non hanno mostrato segni di infezione da COVID-19.

I risultati

Alla fine non è stata rilevata alcuna infezione da coronavirus per sindrome respiratoria acuta grave in 455 contatti mediante test dell’acido nucleico. La conclusione è stata che l’infettività di alcuni portatori potrebbe essere debole. “Concludiamo che l’infettività di alcuni portatori asintomatici SARS-CoV-2 sia debole. – hanno spiegato i medici dell’esperimento -. Questa scoperta implica che non c’è bisogno di preoccuparsi indebitamente per i pazienti asintomatici durante la pandemia in corso di COVID-19.

Inoltre, gli eccessivi test agli asintomatici non sono necessari e questo può essere utile ad allentare la pressione al sistema sanitario pubblico. Nello sviluppo delle circostanze dell’epidemia, si nascondono crescenti preoccupazioni su pazienti asintomatici nella comunità. Ad ogni modo, la combinazione della nostra ricerca e le misure di difesa attualmente prese, ci portano a sperare che queste preoccupazioni siano malriposte e crediamo che il mondo vincerà questa battaglia certamente”.

Le parole degli esperti

Lo studio ha riscosso un certo scalpore che ha anche generato disinformazione. Non si tratta di una sentenza definitiva, ma solo di uno studio. Difatti, resta ancora alta la guardia proprio per la presenza dei pazienti asintomatici. Il famoso professor Massimo Galli, primario dell’ospedale malattie infettive Sacco di Milano, ha spiegato che non bisogna abbassare la guardia. “Ci deve preoccupare il fatto che molte persone si siano chiuse in casa, l′8 marzo, con l’infezione – spiega Galli- . E l’hanno trasmessa in famiglia. Sappiamo che i positivi sono dieci volte tanto quelli trovati. Ora tutti usciranno di casa, senza avere una diagnosi definita e precisa. E questo potrebbe far aumentare il numero dei contagiati. Negli ultimi giorni abbiamo avuto una pressione sugli ospedali bassissima e abbiamo ricoverato pochissimo. E questo è un segnale importante. Deve però essere chiara una cosa: non sarà facile riaprire con una epidemia ancora in corso”.

Vive a Castellammare di Stabia in provincia di Napoli. Ha una laurea in arti visive, musica e spettacolo, un master in giornalismo e comunicazione ed uno in organizzazione e promozione di Festival ed eventi musicali. Ha studiato canto e pianoforte, incidendo un album e partecipando a premi nazionali come il Premio Mia Martini. Appassionata di spettacolo, televisione e musica italiana, da anni segue il Festival di Sanremo nonché manifestazioni sul territorio concernenti le arti visive.


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Annalibera Di Martino

Vive a Castellammare di Stabia in provincia di Napoli. Ha una laurea in arti visive, musica e spettacolo, un master in giornalismo e comunicazione ed uno in organizzazione e promozione di Festival ed eventi musicali. Ha studiato canto e pianoforte, incidendo un album e partecipando a premi nazionali come il Premio Mia Martini. Appassionata di spettacolo, televisione e musica italiana, da anni segue il Festival di Sanremo nonché manifestazioni sul territorio concernenti le arti visive.

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