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Coronavirus, i guariti positivi non sono più contagiosi dopo 11 giorni

Guariti positivi al coronavirus ancora contagiosi? Non più, secondo uno studio dell'Accademia di Singapore, confermato anche in Germania. Cosa cambia?

Tampone per coronavirus

Buone notizie dagli ultimi studi sul Covid: i guariti che risultano ancora positivi al coronavirus non sono più contagiosi dopo 11 giorni, nonostante l’esito del tampone. Lo confermano gli studi a Singapore e in Germania. Secondo le ricerche, dopo undici giorni il virus non infetta più.

Guariti positivi al coronavirus non contagiosi: lo studio

Secondo la ricerca “Un test positivo non equivale a contagiosità o virus vitale“. Gli studi sono effettuati dal National Center for Infectious Diseases e dall’Accademia di Medicina di Singapore e da un team di ricercatori in Germania.

Nei due studi emerge che i giorni d’infettività massima del coronavirus sarebbero undici. Al dodicesimo giorno, il virus non potrebbe più infettare, pur rimanendo nell’organismo dell’ospite. L’esito della ricerca è confortante. I primi di marzo, aveva destato preoccupazione la persistenza di positività nel 14% delle persone dimesse dagli ospedali della provincia cinese del Guandong.

Coronavirus, la differenza fra positività e infettività

Secondo i ricercatori dell’Accademia di Singapore, l’infettività del coronavirus inizia poco prima dell’insorgenza dei sintomi e diminuisce rapidamente entro la fine della prima settimana di malattia.

Lo studio, in questo modo, distingue fra positività al virus e infettività: un paziente può avere esito positivo per oltre quattro settimane dall’insorgenza del Covid-19, eppure non significa che sia contagioso – sostengono i ricercatori. La buona notizia era stata anticipata i primi di maggio dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Il team dell’Oms ha, infatti, spiegato che i pazienti guariti dal coronavirus che tornano positivi al tampone non stanno sperimentando una seconda infezione, ma stanno espellendo le cellule morte dai polmoni.

Le cellule non hanno più carica infettiva, ma si tratterebbe di cosiddetti “falsi positivi“.

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