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Salute: dieta mediterranea, allunga la vita e fa bene al portafogli privato e pubblico

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Roma, 15 ott. (Labitalia) – L’allontanamento dalla Dieta Mediterranea, unito all’inquinamento ambientale e allo stress che lo stile di vita attuale comporta, rappresenta un fattore di rischio per molte malattie e tornare a regimi alimentari della nostra tradizione allunga la vita.

Se ne parla a Welfair (www.romawelfair.it) – la manifestazione digitale organizzata da Fiera Roma oggi e domani, e dedicata a benessere, salute, qualità della vita e a come cambiano stili di vita e abitudini alimentari post pandemia, quest’anno con un focus specifico dedicato alla nutrizione.

A parlare della Dieta Mediterranea e di quanto rappresenti un punto di partenza della prevenzione clinica primaria è Laura Di Renzo, irettore della Scuola di Specializzazione in Scienza dell’Alimentazione dell’Università di Roma Tor Vergata.

“I pattern alimentari – spiega – rivestono il fattore di rischio principale nell’insorgenza delle malattie cronico-degenerative non trasmissibili, soprattutto per quanto riguarda i disturbi cardiovascolari, diabete e alcuni tipi di tumore”. Per “Dieta Mediterranea Italiana Biologica” si intende una dieta equilibrata in cui prevalgono alcuni gruppi di alimenti tipici mediterranei provenienti da agricoltura biologica: cereali, legumi, ortaggi, frutta fresca e secca, olio extravergine di oliva, prodotti della pesca e vino rosso.

La professoressa ha quindi ricordato che solo il 43% degli italiani, rappresentato dal 53,1% degli adulti tra i 55 e 64 anni e solo dal 32,8% dei ragazzi tra i 15 e i 24 anni, segue ancore le regole della cucina tradizionale, e quindi mediterranea, mentre il 23% delle persone, delle quali il 31% giovani adulti e il 16% di soggetti tra i 55 e i 64 anni, preferisce seguire la dieta occidentale, ovvero ad alto consumo di carne.

Un italiano su tre, infine, segue una dieta povera di frutta e verdura. Evidenti i dati sull’associazione tra aderenza alla dieta mediterranea e riduzione della mortalità. Secondo una metanalisi condotta dal Professor Sofi, si parla di meno 9% della mortalità complessiva; meno 9% per patologia cardiovascolare; meno 6% per tumore; meno 13% per malattie di Parkinson e Alzahimer . L’aumento di 2.7 unità dell’Indice di Adeguatezza Mediterranea (Mai) è inoltre associato a una diminuzione di mortalità per patologie cardiovascolari del 26% in 20 anni e del 21% in 40 anni.

“Un piano alimentare adeguato alla Dieta Mediterranea Italiana di Riferimento – argomenta Di Renzo – diminuisce i fattori infiammatori e riduce i marker di stress ossidativo e di rischio cardiovascolare. Fa osservare non solo un cambiamento della composizione corporea, con una riduzione della massa grassa e il mantenimento della massa muscolare, ma soprattutto un aumento della capacità totale antiossidante plasmatica, della quantità di acido folico e di vitamina B12, accompagnato a una riduzione dei livelli di fosforo e microalbuminuria. Per tali ragioni è possibile affermare che svolge un ruolo fondamentale nella longevità e nella qualità della vita".

"Seguire questo tipo di regime alimentare – aggiunge Di Renzo – non implica un aumento della spesa alimentare per il singolo consumatore. E analisi economiche a supporto delle pianificazioni sanitarie, politiche ed economiche, dimostrano che, tra gli interventi nutrizionali, la dieta mediterranea, insieme al cambiamento dello stile di vita, comporta il miglior rapporto costi-benefici”.

Gli interventi di prevenzione con la Dieta Mediterranea, mostrano benefici per tutte le cause di mortalità e in particolare per patologie cardiache e hanno un costo differenziale di 283 euro e un rapporto costo/beneficio di 4000 euro per eventi non fatali. Il costo per anno di vita è: 1) terapia farmacologica con beta-bloccante o statine 2000-5500 euro 2) bypass coronarico 25.000 euro; 3) Dieta Mediterranea 900 euro.

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