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Il mistero di Salvatore Giuliano, ragazzo diventato bandito

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Un ragazzo considerato da alcuni un cirminale ma da altri un vero e proprio salvatore

Salvatore Giuliano, meglio noto con il soprannome il bandito Giuliano, nacque a Montelepre il 16 novembre del 1922. Per molti fu semplicemente un criminale ma per altri fu un simbolo molto importante della storia siciliana. Il suo nome è conosciuto dai più a causa di un terribile evento, la strage Portella della Ginestra avvenuta il 1º maggio del 1947.

Per molti il colpevole fu lo stesso Salvatore Giuliano per altri invece fu semplicemente incastrato. Durante quella strage morirono undici persone mentre ventisette rimasero ferite.

Salvatore Giuliano, la vita

Salvatore Giuliano era figlio di Salvatore e di Maria Lombardo. La sua famiglia si dedicava all’agricoltura e il padre, dopo anni di lavoro negli Stati Uniti, tornò in Italia con un bottino da investire. Decise di comprare alcuni terreni. Salvatore Giuliano, ormai ragazzo, anche se avrebbe preferito continuare a studiare, si ritrovò in qualche modo costretto a dare una mano al padre nella coltivazione dei terreni.

Anche se le sue giornate venivano occupate per la maggior parte dall’agricoltura, trovava sempre il modo di studiare o con un suo ex insegnante oppure con il parroco del paese. Tuttavia, durante la Seconda Guerra Mondiale la fame era una piaga dolorosa per la gente siciliana e Giuliano non riusciva a restare a guardare.

Il principio della sua fama

Molti conoscono Salvatore Giuliano come una persona magnanima e devota alla sua gente.

Ma non è certamente questo l’aspetto più popolare della sua vita. Per questo motivo, a distanza di moltissimi anni, è doveroso diffondere almeno parte delle verità che spesso sono rimaste nascoste. In quegli anni logorati dalla guerra non poteva che regnare la fame. Le strade da percorrere per sopravvivere erano ben poche.

C’era chi sceglieva di diventare un delinquente, chi si univa alla mafia e chi, nel modo più onesto possibile, contrabbandava il cibo.

Questo era il caso di Salvatore Giuliano. La sua fortuna era quella di possedere terreni agricoli che fruttavano cibo sufficiente per essere venduto. Il grano, dato che era considerato un bene primario, veniva costantemente sorvegliato dalla polizia. Le autorità quindi non permettevano ai contadini di possedere quantità non autorizzate.

Il contrabbando

Lo stesso Salvatore Giuliano, quindi, per aiutare le persone e i suoi stessi genitori, decise di costruire un piccolo mulino da utilizzare per produrre la farina.

Lui stesso si occupò di produrre e smistare il preziosissimo bene alle famiglie più povere. Anche se il suo atteggiamento era illegale e particolarmente rischioso sapeva di non avere alternative. All’età di 21 anni Giuliano però fu scoperto da alcuni carabinieri. Tentò di scappare ma un proiettile lo raggiunse.

Giuliano avendo capito il pericolo decise di reagire: tirò fuori la sua pistola e si difese. Da quel momento la sua vita cambiò per sempre. Uccise un carabiniere e in breve tempo divenne un super ricercato.

Le minacce della polizia

I carabinieri, volendo fare giustizia, si recarono presso la sua famiglia. Con minacce verbali e fisiche tentarono di ottenere informazioni dal padre che fu malamente picchiato. Salvatore Giuliano, avendo scoperto come i carabinieri trattarono il padre, venne preso da un’ira funesta che gli fece commettere un altro gesto atroce.

Si mise a sparare contro alcuni convogli dei carabinieri e in quell’occasione un altro agente morì mente un altro rimase ferito. La sua vita ormai si basava sull’incertezza. Viveva costantemente in fuga anche se intorno a sé riuscì a raccogliere alcuni compagni che per qualche tempo gli rimasero fedeli. Da quel momento naque la famosa “banda di Giuliano“.

La criminalità

Anche se da quel momento in poi Giuliano fu indubbiamente catalogato come criminale la sua personalità riusciva sempre ad emergere. Con la sua nuova banda commetteva rapine e sequestri i cui ricavi, in parte, venivano destinati alle famiglie più povere. Grazie a questo atteggiamento conquistò il soprannome di “Robin Hood“. Era molto amato dalla sua gente perchè quando qualcuno aveva bisogno Giuliano arrivava. Di lì a poco divenne il simbolo della ribellione del Sud. Fu contattato dal Movimento Indipendentista siciliano e l’Esercito Volontario per l’Indipendenza siciliana lo nominò suo colonnello. Da quel momento anche la mafia sembrava volgere uno sguardo magnanimo nei confronti del giovane Giuliano. Senza rendersene conto divenne una figura rilevante anche nel sistema politico. La sua utilità però non durò molto.

La strage di Portella della Ginestre

Questo evento è ancora un mistero. La dinamica e i fatti sono ancora da confutare anche se tutti sanno che la colpa è attribuita allo stesso Salvatore Giuliano. È il 1° maggio del 1947 e a Portella delle Ginestre alle 9,30 del mattino alcune armi da fuoco vengono scaricate letteralmente sulla folla. Morirono 11 persone tra cui 2 bambini. Secondo alcuni il colpevole fu Giuliano secondo altri invece fu incastrato dai mafiosi. Questi, dopo aver sparato con armi che la banda di Giuliano oltretutto non possedeva, cominciarono a spargere la voce che il colpevole fosse lui. Da questo momento in poi, anche se probabilmente la colpa non fu la sua, la sua vita ebbe i minuti contati. Era ormai ricercato da chiunque e anche i suoi compagni cominciarono a tradirlo.

La morte

Il 5 luglio del 1950 Salvatore Giuliano fu trovato morto rivolto con la faccia a terra. Sulla sua morte ci sono molte ipotesi ma la più accreditata è quella secondo cui fu proprio il cugino ad ucciderlo. Gaspare Pisciotta, in seguito ad un accordo con le forze dell’ordine, uccise il cugino Giuliano. Pisciotta, durante il processo dichiarò che i banditi, la mafia e i carabinieri erano una cosa sola esattamente come la Santissima Trinità. Questa dichiarazione costò la vita anche a lui. Fu trovato morto in carcere a causa di un avvelenamento. Probabilmente qualcuno non voleva che certe informazioni venissero divulgate.


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