Salvini "aiuta la mafia". Saviano indagato per diffamazione
Salvini “aiuta la mafia”. Saviano indagato per diffamazione
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Salvini “aiuta la mafia”. Saviano indagato per diffamazione

Salvini Saviano

Dopo aver definito Matteo Salvini ministro della Mala Vita che usa "parole da mafioso", Roberto Saviano viene indagato per diffamazione.

Roberto Saviano è stato indagato dalla Procura di Roma per il reato di diffamazione. Nelle scorse settimane, lo scrittore ha usato parole molto pesanti contro Matteo Salvini, definendolo “ministro della Mala Vita”. Il ministro dell’Interno ha quindi annunciato una querela perché “un conto è la critica, un altro darmi del mafioso”. Saviano aveva anticipato che avrebbe chiesto di essere “interrogato” appena sarebbe stato aperto un fascicolo.

Le parole di Salvini sono mafiose

“Ho querelato Saviano, come promesso. Accetto ogni critica, ma non permetto a nessuno di dire che io aiuto la mafia, una merda (sic) che combatto con tutte le mie forze, o di dire che sono felice se muore un bambino. Quando è troppo, è troppo. Baci” annunciava il 19 luglio 2019 Matteo Salvini. Lo scrittore, infatti, ha usato espressioni anche molto pesanti per attaccare il ministro dell’Interno, per denunciare la politica dei porti chiusi ai migranti.

Il 21 giugno, Roberto Saviano aveva per esempio replicato a Salvini, che ipotizzava di togliergli la scorta, sostenendo che “le parole del Ministro della Malavita, eletto a Rosarno (in Calabria) con i voti di chi muore per ‘ndrangheta, sono parole da mafioso.

– aggiungendo anche – Le mafie minacciano. Salvini minaccia“.

All’annuncio della querela, Saviano aveva quindi domandato: “Qual è il suo motto? Colpirne uno per educarne cento?”. Commentando poi il fatto che Salvini aveva sottolineato che lo scrittore, oltre alla denuncia, si meritava una “carezza”, Saviano scrive: “Perché usa questo eloquio mellifluo, a voler pensar male direi quasi mafioso? Cos’è, signor Ministro della Mala Vita, l’equivalente di un ‘bacio in bocca’? Era forse per questo che avrebbe voluto mi fosse tolta la scorta?”.

Saviano: non ho paura

“Il Ministro della Mala Vita si è deciso a querelarmi” sottolineava quindi su Facebook il 19 luglio l’autore di Gomorra, dopo l’annuncio di Matteo Salvini. “Non ho avuto alcuna comunicazione ufficiale, quindi non so ancora chi sia il magistrato incaricato delle indagini, ma posso assicurare che appena lo saprò chiederò di essere interrogato”.

“Oggi – proseguiva – non bisogna arretrare di un passo davanti a un potere che ha il terrore delle voci critiche, che ha il terrore dei testimoni oculari delle nefandezze che si consumano ogni giorno nel Mediterraneo e, in definitiva, ha il terrore di chi ogni giorno afferma con forza che incutere paura è l’arma nelle mani di chi vuole restringere le libertà personali“. “Non l’ho mai fatto, ma vi chiedo di essere oggi con me in questa battaglia: dietro l’angolo c’è la Russia di Vladimir Putin, modello del ministro della Mala Vita che, come è noto, ha spesso portato alle estreme conseguenze il contrasto al dissenso” sostiene.

“Tocca agli uomini di buona volontà prendersi per mano e resistere all’avanzata dell’autoritarismo.

– aggiungeva – Anche di quello che, per fare più paura, usa la carta intestata di un Ministero, impegnando l’intero Governo contro uno scrittore. E sono sicuro che in questo ‘governo del non cambiamento’ nessuno fiaterà, aggrappati come sono tutti al potere. Io non ho paura“.

Indagato per diffamazione

Nella giornata di oggi, giovedì 26 luglio, la notizia che Roberto Saviano è formalmente indagato per diffamazione. In base a quanto si apprende l’iscrizione viene definita come “atto dovuto” a seguito della denuncia di Matteo Salvini, dove ha riportato quelle che a suo giudizio sono frasi “lesive della sua reputazione e del ministero dell’Interno stesso”.

Interpellato dai cronisti della Camera, il leader della Lega precisa che non è assolutamente intenzionato a ritirare la querela. “Saviano è indagato? Mi sembra il minimo” sottolinea infatti. “Io adoro la critica, ma un conto è la critica, un altro darmi del mafioso. – chiarisce – Se qualcuno mi dà dell’assassino ne paga le conseguenze, quella non è critica politica, quello è insulto”.

“Spero che ci sia un giudice che rapidamente riconosca che qualcuno ha sbagliato.

– aggiunge – Poi a me non interessano i soldi di Saviano, se me ne venisse in tasca una lira, la devolvo in beneficenza. Però è giusto che qualcuno si prenda le responsabilità di quello che dice”.

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