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Sara Pedri, Carabinieri chiedono di indagare per maltrattamenti il primario e il vice

I militari che stanno indagando sul caso di Sara Pedri hanno chiesto alla Procura di indagare due dirigenti dell'ospedale di Trento per maltrattamenti.

Sara Pedri maltrattamenti

I Carabinieri del Nas hanno indicato alla Procura di Trento il reato di maltrattamenti per il caso di Sara Pedri, la ginecologa scomparsa il 4 marzo 2021: la sua fuga (o il suo omicidio, coe ritiene la famiglia), sarebbe per loro collegata ai soprusi subiti nel luogo di lavoro.

Sara Pedri: chiesta indagine per maltrattamenti

Nel mirino degli investigatori ci sono i due dirigenti medici rimossi il 12 luglio, ovvero l’ex primario Saverio Tateo e la vice Liliana Mereu del reparto di Ostetricia dell’ospedale Santa Chiara di Trento. Sara Pedri è il nome più eccellente che compare agli atti dell’inchiesta come parte lesa, ma non è il solo. Quattordici persone, tra medici e infermieri, sarebbero infatti stati presi di mira, dal primo gennaio 2018, con demansionamenti e insulti.

A metà luglio altre sei ginecologhe colleghe di Sara si erano dette pronte a sporgere denuncia: “Le condizioni di lavoro in corsia erano fonte di profonda sofferenza e prostrazione“.

I militari dell’Arma che stanno indagando sulla vicenda hanno dunque inviato al procuratore capo Sandro Raimondi un’informativa in cui chiedono che la coppia venga indgata per maltrattamenti: ora spetterà ai magistrati decidere.

Sara Pedri: chiesta indagine per maltrattamenti: la vicenda

Dopo il trasferimento della coppia Tateo-Mereu, l’azienda sanitaria trentina ha aperto un’inchiesta interna ascoltando 110 dipendenti mentre la Procura ha sentito decine di altri testimoni. La sorella ha raccontato a più riprese che Sara era molto attaccata alla famiglia e dedita a quel lavoro che aveva ottenuto con sacrificio.

Col passare delle settimane però la voce di Sara si era fatta triste: “Non aveva tempo di andare in bagno o mangiare, non poteva fermarsi, era un ambiente di lavoro ostile e per interi turni non le veniva assegnata alcuna mansione.

Veniva aggredita verbalmente e in un’occasione è stata schiaffeggiata da uno dei suoi superiori su una mano. Poi è stata invitata a togliersi il camice e a sedersi in una stanza a parte“.

Una situazione che ha portato la donna a rassegnare le dimissioni il 3 marzo prima di sparire nel nulla il giorno dopo.

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