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Sara Pedri, la sorella: “Si è buttata nel lago, dal primario solo silenzio”

A quasi un anno dalla scomparsa di Sara Pedri, la ginecologa di Trento vittima di Mobbing, parla la sorella Emanuela

sara pedri

A quasi un anno dalla scomparsa di Sara Pedri, la ginecologa di Trento vittima di Mobbing, parla, in un’intervista per ‘Il Corriere della Sera’, sua sorella Emanuela.

Sara Pedri scomparsa a Trento: cosa accadde un anno fa

Emanuela non si è ancora data pace dopo la scomparsa della sorella Sara, avvenuta ormai quasi un anno fa, lo scorso 4 marzo 2021.

Sara era stata vittima di mobbing nel reparto di ginecologia dell’Ospedale Santa Chiara di Trento, quello che era diventato il suo luogo di lavoro, all’epoca, da soli tre mesi. Il primario Saverio Tateo e la vice Liliana Mereu sono attualemente indagati per maltrattamenti: il primo è stato licenziato, la seconda trasferita.

Le parole di Emanuela: la descrizione di Sara e la situazione nel reparto

Emanuela inizia la sua intervista raccontando com’era Sara, prima di iniziare a lavorare per Tateo in quella clinica di Trento, e raccontando come fosse quell’ambiente lavorativo all’epoca: “Sara era una persona educata, vitale, senza insicurezze, e volenterosa.

Tateo, nelle dichiarazioni rilasciate ai Carabinieri nell’immediatezza della scomparsa, l’aveva descritta come una ragazza educata e desiderosa di imparare. Viene istintivo chiedersi perché, in tre mesi di lavoro nel suo reparto, mia sorella abbia cominciato a sentirsi incapace e sia diventata tutt’altra persona da quella che conoscevamo. Quello era un ambiente in cui era sconsigliato parlare dei problemi e in cui aleggiava la minaccia di licenziamento. Il personale era così abituato a vivere in un clima tossico, operato dai vertici, che era diventato la normalità.

Quando Sara si è resa conto di non riuscire a reggerlo si è convinta di essere lei il problema. Ci sono 110 testimonianze e 21 persone offese che raccontano disagi inascoltati e fatti oggettivi che hanno portato al licenziamento di un professionista.”

L’intervista ad Emanuela: le vessazioni sugli altri lavoratori

In merito alle tante testimonianze degli altri lavoratori Emanuela ha detto: Ho deciso di tenermi in disparte, voglio che la verità emerga spontaneamente.

In aula sta accadendo proprio questo. Sanitari in lacrime hanno raccontato di episodi angoscianti avvenuti anche prima dell’arrivo di Sara.” Dopodiché Emanuela risponde all’ultima intervista rilasciata da Tateo a ‘La Stampa’ in cui l’ex primario invita la famiglia di Sara a sperare ancora che lei non abbia compiuto il gesto estremo e che sia ancora viva: Tateo non ci ha mai telefonato, neanche dopo la scomparsa di una ragazza che aveva lavorato nel suo reparto. Leggere ora che la mia famiglia non deve perdere la speranza, che magari mia sorella non ha compiuto una scelta irreversibile, lo trovo indelicato. Siamo convinti che Sara abbia compiuto un gesto estremo perché abbiamo visto come si era ridotta. Parlava con un filo di voce, non dormiva, non mangiava. Voleva liberarsi da un malessere. E poi Carabinieri e Procura, impegnati nelle ricerche, non ci hanno mai fatto sperare che Sara si trovasse da un’altra parte. È nel lago di Santa Giustina, vicino a dove è stata ritrovata la macchina. A marzo, quando le acque si saranno abbassate, riprenderanno le ricerche.”

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