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Sara Pedri, una collega rivela: “Pregavo Dio di fare un incidente, rimanere paralizzata e non andare più”

Era un clima di odio e favoritismo, antipatie e antagonismi, stress e difficoltà quotidiane quello con cui si confrontava Sara Pedri: una collega conferma.

Sara Pedri collega

Non si fermano le ricerche di Sara Pedri, che si teme possa aver compiuto un gesto estremo dopo essere caduta in un profondo stato di depressione causato dall’oprimente condizione lavorativa con la quale si confrontava ogni giorno. I familiari sperano di ritrovarla in vita.

Intanto una collega della giovane ginecologa scomparsa a marzo 2021 conferma il clima di odio e favoritismo imperante in ospedale. Lei stessa, ha raccontato a Chi l’ha visto, pregava Dio di fare un incidente e non andare più al lavoro.

Sara Pedri, una collega conferma le difficoltà sul posto di lavoro

Costretta a subire mobbing e vessazioni continue, Sara Pedri potrebbe non aver retto al peso di un contesto diventato troppo opprimente e angosciante.

A confermare le difficoltà vissute sono le colleghe di Sara.

Non solo Sara, ma anche altre colleghe del reparto di Ginecologia dell’ospedale Santa Chiara di Trento hanno denunciato le vessazioni a cui sono state a lungo sottoposte durante il lavoro in corsia. Le loro preziose testimonianze sono state raccolte da “Chi l’ha visto?” e confermano le difficoltà che la giovane di Forlì aveva confidato ad amiche e familiari.

Sara Pedri, la testimonianza di una collega

“Ogni volta che andavo a lavorare pregavo Dio di fare un incidente, rimanere paralizzata e non andarci più. Poi finisce che se ti ammali, perché ti fanno ammalare, avviano procedimenti disciplinari perché ti sei permessa di ammalarti, è il racconto straziante di una collega di Sara.

Un’altra ha aggiunto: “In sala operatoria volavano i ferri chirurgici, ti fanno sentire una nullità, ti fanno mettere in dubbio ciò che tu fai decenni, cercano l’errore per metterti in crisi“.

Quindi ha sottolineato: “Si respira la paura di parlare”.

Sara Pedri, una collega conferma mobbing e vessazioni: le ultime parole prima di scomparire

Prima di sparire Sara aveva parlato con l’amica Giovanna, raccontandole: Ci sono stati momenti piuttosto bui. Quando arrivo che ho la guardia di 12 ore, non mi alzo dalla sedia se non per fare la visita. Non faccio la pipì, non mangio.

La giovane ginecologa voleva essere trasferita. Lo aveva espresso chiaramente in una lettera mai inviata e indirizzata al primario Tateo, nella quale Sara chiedeva di poter essere trasferita a Cles, lì dove era stata assunta inizialmente e dove non era potuta andare a causa del Covid. Nella lettera la dottoressa parla di “numerose umiliazioni”, che “senza nessuno aiuto” le hanno causato “una paura mai avuta prima nell’affrontare il lavoro.

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