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Scandalo Volkswagen, quali sono le ripercussioni in Italia
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Scandalo Volkswagen, quali sono le ripercussioni in Italia

Mentre lo scandalo Volkswagen si allarga e, addirittura, sembra possa coinvolgere il governo tedesco (secondo il giornale Die Welt, infatti, Berlino sapeva delle manipolazioni e dei trucchi per aggirare i controlli anti inquinamento), le preoccupazioni stanno invadendo anche i mercati europei, fra cui quello italiano, dove sono in molti i proprietari di veicoli VW che si domandano cosa succederà adesso.

Il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti ha chiesto all’amministratore delegato di Volkswagen Group Italia Massimo Nordio informazioni precise in merito alle vetture tedesche vendute in Italia: “le chiedo di volermi fornire elementi oggettivi che nelle autovetture commercializzate in Italia non siano stati installati accorgimenti tecnici analoghi volti ad alterare i dati emissivi da test rispetto alla realtà“.

Galletti ha ipotizzato, in caso di necessità, il blocco delle vendite e il ritiro delle auto già in commercio, assumendo “iniziative analoghe a quelle già intraprese per il mercato americano anche a tutela dei consumatori italiani che hanno fatto affidamento sul marchio Volkswagen”.

Per ora, anche in base al fatto che l’amministratore delegato Martin Winterkorn ha dichiarato che i nuovi veicoli tipo Euro6 diesel distribuiti in Europa “sono conformi alle leggi e agli standard di inquinamento”, non è stata aperta alcuna inchiesta.

Secondo quanto risulta in questo momento, i veicoli con motore quattro cilindri tipo EA189 equipaggiato con il software utilizzato sarebbero più di 11 milioni e su ciascuno di essi Volkswagen dovrebbe intervenire rimuovendo il software e, con ogni probabilità, modificando il motore (forse mediante un depotenziamento).

I costi stimati per l’operazione si aggirerebbero attorno ai sei miliardi e mezzo di euro.

In questo quadro, gli italiani proprietari di veicoli Volkswagen dei modelli incriminati possono solo rimanere in attesa, confidando che Winterkorn non abbia mentito (purtroppo il sospetto è lecito).

La situazione generale della casa automobilistica tedesca è molto delicato, perciò è difficile pensare che i vertici VW possano permettersi passi falsi.

Inoltre, le pressioni che sta esercitando in questo momento il ministro Galletti sono le stesse di molti suoi omologhi europei (primo fra tutti il ministro francese), perciò si sta creando un livello di attenzione elevatissimo anche a livello politico.

Il rischio è che, come a volte accade quando a essere coinvolti sono aziende di grandi dimensioni, si possa trovare una soluzione ‘morbida’ per risolvere il problema con il minor danno possibile e in breve tempo.

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