Schaeuble contro Draghi, la polemica sul ruolo della BCE
Schaeuble contro Draghi, la polemica sul ruolo della BCE
Economia

Schaeuble contro Draghi, la polemica sul ruolo della BCE

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Polemica fra il ministro tedesco Schaeuble e Mario Draghi, numero uno della BCE. In ballo c’è il ruolo della banca centrale nel futuro dell’Europa.

Il ministro dell’Economia della Germania Wolfgang Schaeuble ha attaccato il presidente della Banca Centrale Europea Mario Draghi. “Le misure di politica fiscale e monetaria”, ha dichiarato il ministro tedesco, “hanno raggiunto il limite”. “Più dura la fase di bassi tassi di interesse, più aumenta l’impatto” in ambito finanziario. “Per questo”, ha aggiunto Schaeuble, “pur nel rispetto dell’indipendenza delle banche centrali, sto propugnando un tempestivo avvio della exit strategy. Sarà piuttosto difficile ma deve essere fatto”.

Dalla BCE, però, è arrivata ancora una volta la conferma: i tassi di interesse rimangono invariati e nulla cambierà almeno fino a dicembre (termine del quantitative easing), forse anche oltre.

Cosa intende fare Mario Draghi, la replica a Schaeuble

L’unica novità, per ora, è rappresentata dalla riduzione da 80 a 60 miliardi di euro al mese della disponibilità BCE per l’acquisto di titoli di Stato a partire dal prossimo mese di aprile e fino alla fine dell’anno.

Secondo Mario Draghi, l’inflazione nominale “è di nuovo aumentata in larga misura per i prezzi energetici e alimentari”, ma “l’inflazione di base continua ad essere debole”.

Il numero uno della BCE si è detto convinto che la ripresa stia “guadagnando spinta” e che i rischi al ribasso per l’economia dell’Eurozona siano, per quanto ancora presenti, meno grandi rispetto al passato. “Il rischio di deflazione è praticamente sparito”, ha proseguito Draghi, che ha evidenziato come il quantitative easing si sia dimostrato una misura molto efficace e equa, perché “la misura più equa di tutte è creare lavoro”.

Circa l’avanzata dei movimenti politici euroscettici, Draghi ha ribadito che la scelta della moneta unica è “irrevocabile”. “L’euro è qui per rimanere”, “si tratta di fare in modo che aumenti la prosperità, far funzionare meglio quest’unione monetaria”.

“Guardiamo a questi sviluppi (quelli relativi all’ondata euroscettica, ndr) con grande attenzione”, ha affermato, “ma senza alcuna ansietà”, perché, ha aggiunto citando alcuni dati, “oltre il 70% della popolazione dell’Eurozona sono a favore della permanenza nell’euro, e la percentuale è in rialzo”.

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