Cannabis, scoperti nuovi effetti sul cervello degli adolescenti
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Cannabis, scoperti nuovi effetti sul cervello degli adolescenti

Una ricerca sugli effetti di dosi ridotte di cannabis nella corteccia cerebrale degli adolescenti mostra alterazioni nella memoria e nelle emozioni.

Un nuovo studio condotto sui 14enni ha evidenziato gli effetti dell’uso di cannabis – anche una sola volta – sulla materia grigia, con anomalie nelle aree cerebrali che controllano l’euforia, le emozioni e la formazione dei ricordi.

Gli effetti di uno spinello sugli adolescenti

Fumare anche un solo spinello di cannabis può alterare la corteccia cerebrale degli adolescenti: è quanto emerso da uno studio condotto dalla Swinburne University di Melbourne. I risultati della ricerca sono stati pubblicati sul Journal of Neuroscience, e portano alla luce per la prima volta gli effetti di un limitato usa di marijuana, quando i precedenti studi si focalizzavano sugli effetti di dosi più massicce. Sono stati presi in esame 46 quattordicenni provenienti da Irlanda, Regno Unito, Francia e Germania, che avevano fatto uso di cannabis solo una o due volte, riporta ABC News. La materia grigia di questi individui è stata poi paragonata a quella di ragazzi della stessa età che non avevano mai fatto uso di cannabinoidi.

Il risultato ha mostrato come le parti del cervello relative alla formazione dei ricordi (l’ippocampo) e delle emozioni (l’amigdala) avessero più materia grigia nei ragazzi che avevano fatto uso di cannabis. Allo stesso modo, più materia grigia agiva nell’area responsabile del controllo di dopamina e responsabile dell’euforia (il nucleus accumbens).

Il parere degli esperti

La Dott.ssa Catherine Orr, che si è occupata dello studio, ha affermato che “tale crescita di volume è giustificabile dal fatto che in età adolescenziale i nostri neuroni attraversano una fase di ‘sfoltimento’ di materia grigia“. Durante l’adolescenza, infatti, perdiamo materia grigia, e “le parti del cervello inutilizzate vengono scartate, mentre le connessioni tra le diverse parti del cervello si fortificano”. Secondo Yuri Bozzi, docente di fisiologia al Centro Interdipartimentale Mente/Cervello (Cimec) dell’Università di Trento, questo non è da interpretarsi come un buon segno, e potrebbe avere effetti sulla memoria a lungo termine “Avere troppe connessioni potrebbe far funzionare male il cervello, ma per capire le conseguenze a lungo termine servono nuove ricerche che seguano questi ragazzi nel tempo valutando le loro funzioni cognitive” ha dichiarato all’Ansa.

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