Luca Parmitano entra nella Stazione Spaziale: “Fantastico essere qui”
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Luca Parmitano entra nella Stazione Spaziale: “Fantastico essere qui”

Luca Parmitano
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Luca Parmitano è entrato nella Stazione Spaziale. Sono iniziati così 7 mesi intensi, in cui lavorerà su una moltitudine di esperimenti scientifici

E’ arrivata in sei ore sulla Stazione Spaziale Internazionale la Soyuz MS-13 con a bordo l’astronauta Luca Parmitano. L’astronauta dell’Agenzia Spaziale Europea (Esa) viaggia con l’americano Andrew Morgan e il russo Alexander Skvortsov. Per loro ha ufficialmente inizio la missione Beyond, “Oltre”. Nella seconda parte del progetto sarà lo stesso Parmitano a essere al comando. Si tratta del primo italiano e terzo europeo ad assumere questo ruolo. Il celebre astronauta italiano dovrà anche affrontare delle passeggiate spaziali e compiere una serie di esperimenti scientifici. Quest’ultimi con l’obiettivo di preparare l’uomo ai lunghi viaggi verso Luna e Marte.

Parmitano è entrato insieme ai suoi compagni di equipaggio a circa due ore dall’aggancio della Soyuz. Il lancio è avvenuto a 50 anni esatti dall’allunaggio. E’ “un ruolo che mi eccita moltissimo, perché quella è la postazione di chi conosce a memoria ogni aspetto della navicella, tecnico e ingegneristico.

Mentre il comandante, al centro, è più focalizzato sulla guida del veicolo spaziale, e la gestione del volo e di possibili emergenze”. Così aveva fatto sapere o stesso Parmitano riferendosi alla postazione di sinistra da lui occupata.

Luca Parmitano entra nella Stazione Spaziale

E’ iniziata la seconda grande avventura nello spazio per l’astronauta italiano Luca Parmitano. E’ entrato, intorno alle 3 di notte di domenica 21 luglio 2019. Con lui i compagni di equipaggio, l’americano Andrew Morgan e il russo Alexander Skvortsov. Il primo a entrare nella Stazione Spaziale è stato proprio il comandante della Soyuz, dell’agenzia spaziale russa Roscosmos. Poi Andrew Morgan, della Nasa. Infine, è stata la volta di AstroLuca. Massimo entusiasmo, abbracci e saluti con i colleghi che li aspettavano a bordo. Si tratta di Aleksej Ovčinin (attuale comandante) e gli americani Nick Hague e Christina Koch. Insieme costituiscono l’equipaggio a sei della Expedition 60. Così ricorda La Stampa.

Subito dopo è stato realizzato un collegamento con famiglia e amici, che avevano seguito le lunghe fasi dell’aggancio e dell’apertura del portello.

A portare i saluti a Parmitano c’erano la moglie Kathryn e le figlie Sara e Maia, di 12 e 9 anni. Con loro, sono arrivati gli auguri del direttore generale dell’Esa Jan Woerner e quelli dell’Agenzia Spaziale Italiana (Asi). “E’ fantastico essere qui. Grazie Italia”, è stato il commento sorridente pronunciato dal nostro astronauta.

Si respirava un mix di ansia, adrenalina, emozione e tensione durante la colazione e la successiva vestizione delle tute russe Orlan. Subito dopo il consueto rituale, gli astronauti hanno dedicato un ultimo saluto ai familiari. Poi il trasferimento con lo storico pulmino fino alla rampa del Sojuz carico di 500 tonnellate di combustibile liquido. Luca è seduto a sinistra, Skvorkov al centro e Morgan a destra.

La missione

Hanno inizio così sette mesi intensi e di duro lavoro. I 6 colleghi saranno impegnati in una moltitudine di esperimenti scientifici. Buona parte rientrano nel settore della biomedicina, con arrivi e partenze di moduli spaziali cargo e con equipaggio, e diverse passeggiate spaziali di cui Parmitano è un veterano.

Infatti, nella precedente missione, quella del 2013, ne aveva realizzate due. “Saranno 203 giorni. Avremo molto da fare. Lavoreremo su almeno 250 esperimenti scientifici. Molti sono europei e 6 di questi italiani con il coordinamento dell’Agenzia spaziale italiana e con il contributo di enti di ricerca e università italiane”. Così aveva dichiarato lo stesso AstroLuca.

Quindi aveva specificato: “Si tratta soprattutto di studi e test sul sistema neurologico e neuro-vestibolare. In passato le ricerche in orbita erano più concentrate sul sistema osseo e scheletrico, che si indebolisce nelle lunghe permanenze. Sappiamo che i lunghi periodi trascorsi in orbita possono creare anche problemi in alcuni soggetti. Non danni, ma problemi”. E ancora: “Quindi vogliamo capire come gestirli e come migliorare la vita dell’uomo nello spazio per lunghi periodi, per le future basi lunari e i viaggi a Marte”.

Parmitano nello spazio a 50 anni dall’allunaggio

In merito ai lavori che verranno portati avanti durante la missione Beyond, ha ricordato: “Nello stemma della missione ho voluto inserire i riferimenti alla Luna e Marte. In particolare la Luna, perché già sapevo che questa mia missione era in programma per il 2019, anno del cinquantesimo anniversario del primo sbarco. Certo non mi sarei mai aspettato di partire il 20 luglio, giusto nel giorno dell’anniversario!”.

E a proposito dell’Apollo 11, a chi gli ricorda di essere nato 7 giorni dopo quell’impresa unica, storica ed emozionante, risponde: “Sì ma quella è un’impresa talmente unica e straordinaria, con tali e tanti significati, non solo storici e scientifici, che anche chi non l’ha vissuta direttamente, si emoziona e riviverla ad anni e anni di distanza. L’ho sempre sentito raccontare da chi l’ha vissuto come un evento unico, tutti si ricordano dov’erano e con chi si trovavano. Ed è stato tutto il programma Apollo ad essere unico e straordinario. Penso ad esempio, io che sono un collaudatore di professione, all’Apollo 9, una missione dimenticata, ma che grazie al suo primo test in orbita del modulo di comando assieme al modulo lunare, e con il successo ottenuto, diede la possibilità poi, quattro mesi e mezzo più tardi ad Armstrong e Aldrin di sbarcare sul suolo lunare”. Queste le parole di Luca Parmitano riportate da La Stampa.

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Asia Angaroni
Leva 1996, varesotta di nascita milanese di adozione. Dall’amore per la stampa e la verità alla laurea in Comunicazione. Amante della letteratura e dell’arte, alla ricerca costante di sapienza e cultura. Appassionata di cronaca sportiva e di inchieste, desiderosa di fare della parola il proprio futuro.