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Sigaretta elettronica: storia di un’invenzione, ricerca scientifica e previsioni per il futuro

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Le parole del farmacista cinese Hon Lik, a tutti gli effetti il padre del vaping

Hon Lik
Hon Lik

Hon Lik, il farmacista cinese nato all’inizio degli anni ’50, è colui che per primo ha avuto l’intuizione di creare un dispositivo che, eliminando la combustione del tabacco e il tabacco stesso, potesse fornire a chi come lui non riusciva a smettere di fumare una modalità diversa e nuova di assumere nicotina, eliminando potenzialmente numerosi rischi e danni per la salute legati al fumo.

I primi tentativi risalgono al 2002, poi svariate migliorie: dall’atomizzatore per generare vapore, alla miniaturizzazione, alle sperimentazioni, fino ad arrivare alla domanda per un primo brevetto nel 2003 e al rilascio della prima sigaretta elettronica con micro-controller nel 2006. È l’inizio del futuro.

Hon Lik oggi collabora con il reparto Ricerca e Sviluppo di Imperial Brands che nel 2013 ha acquisito i brevetti della Dragonite International Ltd. (co-fondata da Hon Lik e da un collega investitore cinese, ndr), base di partenza per lo sviluppo di prodotti per il vaping sempre più innovativi e rispondenti ai più elevati standard di qualità che hanno portato nel 2018 la multinazionale britannica, dopo l’acquisto del marchio americano blu, al lancio in Italia e in molti paesi del mondo della sigaretta elettronica myblu.

Quando le capita di vedere una persona che svapa per strada, si sente orgoglioso della sua scoperta?

«Sì, l’orgoglio c’è. La sigaretta elettronica può alleviare molti dei sintomi da astinenza dalle sigarette convenzionali, permettendo di consumare nicotina ma con rischi potenzialmente molto più bassi rispetto alle sigarette tradizionali . Nel complesso, sono soddisfatto e gratificato di avere contribuito all’inizio di questa rivoluzione che sta cambiando lo stile di vita di milioni di fumatori adulti in tutto il mondo (Non a caso, secondo quanto rivelato dall’Osservatorio myblu realizzato da GfK per Imperial Tobacco Italia, il 72% di chi usa la sigaretta elettronica la trova utile, NdR)».

Parla di “rivoluzione” ed in effetti alcuni Paesi come il Regno Unito considerano a tutti gli effetti il vaping uno strumento valido per una politica di riduzione del danno. In altri Paesi, come l’Australia, al contrario, le autorità governative non sembrano così predisposte. Secondo lei, perché?

«In molte parti del mondo quella del vaping è ancora considerata come una nuova categoria di prodotti nei cui confronti si tende ad assumere un atteggiamento cauto e precauzionale.

Ma credo che se paesi come l’Australia considereranno le prove che arrivano dal Regno Unito, scopriranno che permettere la commercializzazione dei prodotti per il vaping, naturalmente regolata e controllata, può aiutare i fumatori adulti a fare scelte migliori.

Il principio della riduzione del danno da tabacco si è sempre basato sul danno relativo delle sigarette elettroniche rispetto al fumo di sigaretta tradizionale. Un’analisi oggettiva delle evidenze scientifiche e del mondo reale suggerisce che i fumatori adulti trarrebbero beneficio dal passaggio a prodotti di nuova generazione (NGP) come i device per il vaping.

Tuttavia, gli attivisti anti-vaping si concentrano sempre sul potenziale di danno assoluto del vaping – cioè svapare senza aver mai fumato sigarette, che non è il punto del prodotto – piuttosto che paragonare il vapore della sigaretta elettronica al fumo di sigaretta tradizionale, che è notevolmente più dannoso».

In altri Paesi si pensa, o sono già state adottate, leggi restrittive nei confronti degli aromi delle sigarette elettroniche. Cosa ne pensa e quanto sono importanti i diversi aromi nell’esperienza di svapo in termini di supporto nella transizione dei fumatori adulti dal fumo al vaping?

«Quando abbiamo commercializzato la sigaretta elettronica per la prima volta, avevamo solo due varianti di aromi: quello al tabacco e tabacco-menta. Ora ci sono centinaia di gusti. Non ho pensato io di sviluppare aromi, ad esempio fruttati, ma è stato certamente efficace. Le e-cigs sono progettate e commercializzate per i fumatori adulti che si stanno preparando a rinunciare alle sigarette. Questa è spesso una lotta. Nel mondo ci sono molte differenze culturali e consumatori con esigenze diverse: gli aromi delle sigarette elettroniche aiutano a soddisfare queste esigenze».

Dove vede i prodotti di nuova generazione tra 20 anni?

«Sono ottimista sul fatto che il continuo sviluppo del vaping sarà ulteriormente rafforzato da una regolamentazione ragionevole e pragmatica. In molti paesi, la regolamentazione non riflette ancora il fondamento delle prove scientifiche a sostegno del vaping, né il fatto che molti ex fumatori adulti ne facciano uso.

In futuro, grazie allo sviluppo di nuove tecnologie e all’applicazione di nuovi materiali, vivremo un nuovo periodo di crescita del mercato. Credo davvero che l’innovazione sia appena iniziata.

Negli anni Sessanta, a causa di limiti scientifici e tecnologici, la nicotina era considerata il principale materiale nocivo del tabacco. Oggi tutti sanno che ad essere nocivi sono principalmente i componenti chimici presenti nel fumo di sigaretta prodotti attraverso il processo di combustione del tabacco.

Sono fiducioso del fatto che nei prossimi decenni, dopo una raccolta di dati a lungo termine, si riconoscerà che i prodotti di nuova generazione come i dispositivi per il vaping sono meno dannosi rispetto al tabacco combusto».

Giornalista, dopo aver collaborato con diverse testate nazionali, fra cui Il Giornale e Il Fatto Quotidiano, si è specializzato in progetti nativi digitali. Dopo essere stato Brand Editorial Manager del network Nanopress, è approdato a Entire Digital come responsabile della redazione del network Notizie.it. È autore di tre libri inchiesta sulla criminalità organizzata ("Lo spallone - Io, Ciro Mazzarela, re del contrabbando", "Il sangue non si lava - Il clan dei Casalesi raccontato da Domenico Bidognetti", "Omissi 01 - La vera storia di Rosa Amato: camorrista per vendetta, pentita per amore") e insegna "Comunicazione digitale" presso l'Università Umanitaria. Nel 2019 ha vinto il "Premio Europeo di Giornalismo Giudiziario e Investigativo".


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Fabrizio Capecelatro

Giornalista, dopo aver collaborato con diverse testate nazionali, fra cui Il Giornale e Il Fatto Quotidiano, si è specializzato in progetti nativi digitali. Dopo essere stato Brand Editorial Manager del network Nanopress, è approdato a Entire Digital come responsabile della redazione del network Notizie.it. È autore di tre libri inchiesta sulla criminalità organizzata ("Lo spallone - Io, Ciro Mazzarela, re del contrabbando", "Il sangue non si lava - Il clan dei Casalesi raccontato da Domenico Bidognetti", "Omissi 01 - La vera storia di Rosa Amato: camorrista per vendetta, pentita per amore") e insegna "Comunicazione digitale" presso l'Università Umanitaria. Nel 2019 ha vinto il "Premio Europeo di Giornalismo Giudiziario e Investigativo".

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