Scontro tra treni in Puglia: il capostazione indagato torna in servizio
Cronaca

Scontro tra treni in Puglia: il capostazione indagato torna in servizio

Puglia

Il capostazione indagato per il disastro ferroviario avvenuto in Puglia lo scorso luglio del 2016 è pronto a tornare in servizio.

Il capostazione indagato per il disastro ferroviario avvenuto in Puglia lo scorso luglio del 2016 è pronto a tornare in servizio, con tanto di diritto agli arretrati. La tragedia ferroviaria era successa in particolar modo nel tratto compreso tra Andria e Corato e causò in tutto 23 morti, con altre cinquanta persone che rimasero ferite. E’ questa la decisione che è stata presa da parte del Tribunale del Lavoro di Bari, che così ha riammesso in servizio Alessio Porcelli, il capostazione di Corato.

Lo scontro tra treni in Puglia del 2016

Alessio Porcelli, il capostazione che era stato indagato per il disastro ferroviario avvenuto in Puglia il 12 luglio del 2016, è pronto a tornare in servizio, con diritto agli arretrati. E’ stata questa la decisione presa da parte del Tribunale del Lavoro di Bari, che dunque ha riammesso in servizio il capostazione di Corato.

Quella tragedia ferroviaria era accaduta in particolar modo nel tratto compreso tra Andria e Corato. Un disastro che provocò la morte di 23 persone, mentre altri cinquanta passeggeri rimasero feriti.

Porcelli per questa vicenda fu sospeso dal servizio il giorno successivo all’incidente insieme ad altri due lavoratori, il capostazione di Andria e il macchinista superstite.

I tre sono stati indagati a vario titolo assieme a tecnici ed amministratori di Ferrotranviaria spa e sono stati accusati di disastro ferroviario colposo, omicidio colposo plurimo, lesioni personali colpose plurime e omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro.

La decisione del Tribunale

Porcelli, però, tramite i suoi legali, gli avvocati Massimo Roberto Chiusolo e Giuseppe De Lucia, impugnò immediatamente il provvedimento, richiedendo la riammissione in servizio. Il tribunale, con una sentenza subito esecutiva, ha dato ragione al capostazione, in quanto ha ritenuto che non fosse abbastanza per la sospensione il semplice coinvolgimento del lavoratore come indagato in un procedimento penale.

Il giudice, Luca Ariola, ha anche annullato il provvedimento di sospensione della retribuzione, condannando in questo modo Ferrotramviaria spa al pagamento di tutti gli arretrati in favore del capostazione.

L’inchiesta

L’inchiesta, portata avanti dalla Magistratura di Trani, è tuttavia ancora in corso.

Stando agli ultimi accertamenti effettuati dai pm tranesi, a causare il disastro ferroviario sarebbe stato un errore umano dovuto in particolar modo all’utilizzo del blocco telefonico su una linea a binario unico.

Ma non solo. A provocare l’incidente ferroviario, sempre secondo quanto emerso dalle indagini della magistratura, sarebbe stato anche l’aver omesso, da parte dei dirigenti della società Ferrotramviaria, la “collocazione di impianti e apparecchiature tecnologiche deputate alla protezione della marcia dei treni (Blocco Elettrico Automatico ovvero Blocco Conta Assi) idonei a prevenire ed evitare il disastro ferroviario”.

In altre parole, secondo quanto è stato riferito dagli inquirenti, non era presente alcun sistema di sicurezza tecnicamente valido sulla tratta ferroviaria Corato-Andria, proprio a partire dal “blocco telefonico”, in base al quale i capostazione si scambiano le informazioni per segnalare la partenza o l’arrivo dei treni. Si tratta di un sistema ritenuto obsoleto e il cui utilizzo è in contrasto con l’attuale normativa in vigore.

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