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Scoppia la rivolta anche a Gibuti

Nella capitale sono già morte due persone, un poliziotto e un manifestante. Da ieri sono infatti in corso scontri in piazza tra le forze dell’ordine e gli oppositori del regime di Ismail Omar Guelleh, di cui chiedono le dimissioni; sono interessati vari punti del sobborgo di Balbala, nella periferia sudorientale.

Il leader dell’opposizione in esilio a Londra, Abdourahman Boreh, afferma invece: “i manifestanti sono stati picchiati con bastoni e attaccati con gas lacrimogeni … a quel punto i manifestanti hanno dato fuoco ad auto della polizia. Credo che oltre 10 manifestanti siano stati seriamente feriti e da tre a cinque siano stati uccisi”.
La polizia cerca Ismael Guedi Hared, presidente del sindacato per un’alternativa democratica, e Aden Robleh Awaleh, leader del Partito Nazionale Democratico.

Sono già stati arrestati circa 20 leader della protesta.
I manifestanti in questi due giorni sono stati circa 25mila, secondo fonti locali e foto che documentano le piazze gremite: un numero ben al di sopra delle aspettative di Guedi Hared.

La protesta è stata organizzata dagli studenti, contrari alla candidatura di Guelleh contro un terzo mandato e contro il sistema dell’istruzione del piccolo paese africano. L’escalation di violenza è stata rapida; ma la protesta non nasce dal nulla: già il 29 gennaio scorso gli studenti scesero in strada per manifestare il loro malcontento.

Il Gibuti è un piccolo stato dell’Africa orientale che si affaccia sul Golfo di Aden. Le etnie prevalenti sono gli Afar e gli Issa, che parlano dialetti cusciti, anche se sono diffusi anche l’arabo e il francese.

Il 97,8 per cento della popolazione è di religione islamica, ed è presente una minoranza cristiana. Il Gibuti è una repubblica presidenziale, ed è considerato un paradiso fiscale.
Guelleh, di 63 anni, è al potere dal 1999.

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