Serie A, il punto: l'apoteosi nel giorno della resa - Notizie.it
Serie A, il punto: l’apoteosi nel giorno della resa
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Serie A, il punto: l’apoteosi nel giorno della resa

C. v. d. Non sono le iniziali di Conte, De Ceglie e Vidal, tre degli artefici della Vittoria che mette l’accento su quello che sembra uno scudetto ormai assegnato, ma la conclusione di un teorema, quello del campionato, che si avvia verso un logico ed inevitabile epilogo. E’ ancora presto per bilanci ed agiografie dell’incredibile cavalcata bianconera ma ormai le tabelle con le stellette indicanti il diverso grado di difficoltà delle prossime partite di Juve e Milan possono essere messe al bando: a chiudere il conto c’ha pensato un Diavolo sfinito. Perchè ancor prima ancora dell’ennesima dimostrazione di forza dei bianconeri contro la solita imbarazzante Roma era stato il Milan ad ammainare bandiera bianca: la scarsa esultanza di San Siro dopo il pareggio allo scadere di Ibrahimovic è stata una spia spontanea ed onesta da parte di un pubblico che non ha potuto che prendere atto dello strapotere di gioco, carattere e condizione atletica dell’avversario.

Attaccarsi agli errori arbitrali che comunque ci sono stati non servirebbe né a correggere il presente né a sperare in un futuro migliore.

Si potrà discutere sul fatto che giocando in posticipo dopo il pareggio del Milan i bianconeri possano essere stati avvantaggiati ma si tratta di dettagli: il margine della squadra di Conte è ben superiore ai tre punti (quattro con lo scontro diretto) riportati dalla classifica o da un calendario in discesa, che, in caso di al momento molto ipotetica cinquina di vittorie del Milan, potrebbe permettere alla Juve perfino di perdere una partita. E’ un vantaggio scolpito dai numeri: sotto di quattro punti alla 29^, la Juve ha recuperato sette lunghezze all’avversaria in quattro partite, un dato schiacciante che non può essere giustificato solo dai tanti infortuni milanisti. La pochezza del gioco espresso contro il Bologna fa riflettere Allegri e la presidenza ma soprattutto deve far capire ai tifosi che la squadra necessita di essere svecchiata in tutti i reparti.

Un’operazione non facile senza soldi freschi da spendere: un’operazione che potrebbe richiedere qualche anno di sofferenza.

Così, con la pratica-scudetto ormai archiviata, l’attenzione dei calciofili sta per spostarsi sulle corse per il terzo posto e su quella per non retrocedere che sembrano però essenzialmente due corse a perdere, soprattutto quella ad alta quota. Non considerando una Roma troppo discontinua ed ostinata nei propri errori, Lazio, Udinese, Napoli ed Inter si giocheranno probabilmente fino all’ultimo il posto nei preliminari ma nessuna delle quattro è davvero in salute. Esiziale comunque l’ennesimo suicidio dei capitolini, che si fanno rimontare dal coriaceo Lecce riuscendo a tenere in corsa anche la pallida Inter vista a Firenze. Ancora tre gli scontri diretti in calendario, Udinese-Inter, Udinese-Lazio ed Inter-Lazio: anche per questo alla fine a godere potrebbe essere il Napoli. Non gode nessuno invece, e come potrebbe essere altrimenti, per i fattacci di Genova, una delle pagine più nere del calcio italiano recente di cui ci siamo occupati a parte.

Un pomeriggio tristissimo che non potrà che avere ripercussioni sul futuro della squadra ligure, che nel frattempo saluta l’ennesimo cambio di allenatore: sarà Gigi De Canio a dover salvare una barca che fa acqua da ogni parte, ma non tutte le colpe possono essere di Malesani o Marino. Al momento il Grifone sembra l’indiziata maggiore per occupare il terz’ultimo posto vista la pessima condizione fisica e mentale di un gruppo allo sbando sotto ogni punto di vista. Sono rimaste in quattro a soffrire: Fiorentina, Cagliari, Genoa e Lecce. La ragione ed i numeri sono dalla parte del Lecce: ma la giustizia sportiva forse scriverà un altro finale.

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