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Serie A: Palermo-Inter 4-3

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Se non vi piace vincere facile, benvenuti in Italia. Il campionato di Serie A s’è fatto attendere, ma ne è valsa la pena: dopo l’antipasto di Milan-Lazio e la tempesta-Juve il turno inaugurale s’è chiuso con un posticipo da leggenda. Un po’ come quella di Devis Mangia, l’allenatore esordiente del Palermo, l’allenatore con la data di scadenza che si prende il lusso di battere l’Inter di Gasperini, alle prese con mille problemi di gestione di un attacco mal costruito e di una squadra che non sa sostenerlo: il 3-4-3 fa acqua da ogni parte perché non solo non produce l’atteso numero di palle gol, non solo snatura una pletora di giocatori (Lucio, Zarate) ma si trasforma in un suicidio se gli attaccanti non aiutano e se in mezzo non c’è nessuno che fa filtro.

E Zanetti non potrà continuare a salvare il salvabile in eterno. Sette gol al Barbera, di cui sei in un secondo tempo che va dritto nella storia recente della Serie A. Insomma qui di Barcellona e di Real non ce ne sono, ma almeno sta tornando attuale il vecchio adagio che tutti possono perdere su (quasi) ogni campo.

Certo un pareggio non avrebbe fatto torto a nessuno nel confronto tra due squadre che per tutta la ripresa hanno tentato di superarsi, dimenticando i rispettivi limiti tattici e fisici: squadre spaccate letteralmente in due, ed alla fine ha vinto chi c’ha creduto di più, o comunque chi ha avuto un pizzico in più di equilibrio. Il segreto del successo di un Palermo molto impoverito dal punto di vista tecnica ma animato da un sacro furore agonistico è stato imporre ritmi infernali al primo tempo, chiuso casualmente in vantaggio dopo il primo tiro in porta dell’Inter, con Milito al 43’, al termine di una prima frazione in cui Gasperini ha dovuto sostituire per disperazione uno spaesato Zarate per tentare di dare più incisività ad un attacco in cui ciascuno faceva ciò che voleva.

Il secondo tempo è frenesia pura: al 3’ è subito pareggio di Miccoli, servito nel cuore della difesa interista da un’illuminazione di Ilicic, due minuti dopo Brighi nega un rigore all’Inter ma gli va bene perché sul calcio d’angolo susseguente Silvestre abbatte Milito, che fa doppietta dagli undici metri. Ma l’Inter ha interpretato fin troppo alla lettera la nozione di calcio offensivo di Gasperini e si lascia trovare scoperta dopo altri due minuti: la difesa nerazzurra assiste impotente al triangolo Ilicic-Miccoli-Hernandez che vale il 2-2. Seguono dieci minuti indescrivibili in cui ogni azione è un pericolo perché in campo regna l’anarchia tattica: nessuno torna, le difese sono lasciate ai loro destino e può succedere di tutto. Ma il tutto succede invece alla fine, quando la stanchezza era affiorata ed il 2-2 sembrava accontentare tutti: Miccoli su punizione ed il neo-entrato Pinilla da fuori puniscono un Julio Cesar distratto, Forlan al 91’ riaccende le speranze ma questa volta il luna-park è finito.

Per lasciare spazio alle inevitabili polemiche ed al primo lunedì di attesa: delle dichiarazioni di Moratti, i cui dubbi si saranno acuiti su un progetto nel quale non ha mai creduto. E nel quale, forse, pure Gasp ora crede un po’ meno.

Palermo-Inter 4-3

Marcatori: 43’, rig. 51′ Milito; 48’, 86’ Miccoli; 54’ Hernandez; 88’ Pinilla; 91’ Forlan

Palermo: Tzorvas; E. Pisano, Silvestre, Migliaccio, Balzaretti; E. Alvarez, E. Barreto, F. Della Rocca (46’ Acquah), Ilicic (74’ Bertolo); A. Hernandez (79’ Pinilla), Miccoli. (Benussi, Cetto, Mantovani, Zahavi). All.: D. Mangia.

Inter: Julio Cesar; Lucio, Samuel, Zanetti; Jonathan, Cambiasso (71’ R. Alvarez), Stankovic, Nagatomo (60’ Obi); Zarate (44’ Sneijder), Milito, Forlan. (Orlandoni, Ranocchia, Castaignos, Pazzini). All.: G. Gasperini.

Arbitro: Brighi (Cesena)

Ammoniti: Samuel, Julio Cesar, Zanetti, Acqua e Pinilla.

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